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Sbarcati a Creta gli attivisti della Flotilla intercettati da Israele, 40 ore di soprusi sulla nave israeliana’

I circa 175 attivisti della Global Sumud Flotilla per Gaza che erano stati intercettati nella notte tra mercoledì e giovedì dalle forze israeliane in acque internazionali nel Mediterraneo sono sbarcati sull’isola di Creta: lo ha constatato un giornalista di Afp sul posto. Lo sbarco è avvenuto nel sud-est dell’isola. Scortati dalla guardia costiera greca, gli attivisti sono saliti su quattro autobus diretti verso una destinazione al momento non specificata dalle autorità, secondo la stessa fonte. 

Due degli attivisti “saranno condotti in Israele per essere interrogati”, in quanto considerati autori di attività sospette: lo indica in un comunicato il Ministero degli Esteri israeliano. Si tratta di Saif Abu Keshek, “sospettato di affiliazione a un’organizzazione terroristica”, e Thiago Ávila, “sospettato di attività illegali”, aggiunge il comunicato. Nella nota, il ministero israeliano ringrazia inoltre il governo greco per aver accettato lo sbarco a Creta dei restanti attivisti della Flotilla. 

Entrambi gli attivisti trattenuti da Israele sono volti noti nel movimento di sostegno alla causa palestinese e di protesta contro le azioni militari israeliane a Gaza. Thiago Ávila, 39 anni, ambientalista, è conosciuto come uno dei frontmen della branca brasiliana della Global Flotilla. Seguitissimo sui social, si occupa di attivismo da circa 20 anni, secondo quanto raccontato da lui stesso. Aveva già partecipato ad altre spedizioni umanitarie verso Gaza l’anno scorso. Saif Abu Keshek, palestinese nato in Cisgiordania, vive a Barcellona e da oltre vent’anni organizza iniziative di solidarietà con la Palestina.

Attivisti della Flotilla, ‘sottoposti a 40 ore di soprusi sulla nave israeliana’

Gli attivisti della Global Sumud Flotilla sbarcati a Creta dopo esser stati intercettati in acque internazionali dalle forze israeliane “sono appena sopravvissuti a 40 ore di crudeltà deliberata” a bordo di una nave militare: è quanto si legge in un comunicato diffuso sui social e accompagnato da un video di testimonianze dei reduci di questa situazione.

“Sono stati loro negati cibo e acqua sufficienti. Sono stati costretti a dormire sul pavimento, che veniva deliberatamente e ripetutamente allagato”, afferma la Global Sumud Flotilla, denunciando anche come, “quando i militari hanno cercato di sequestrare due partecipanti”, ovvero gli attivisti Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, i loro compagni “hanno opposto resistenza pacifica” e “la risposta è stata di pura violenza”; con “pugni”, “calci”, e persone “trascinate sul ponte con le mani legate dietro la schiena”.

La Flotilla sostiene che tra gli attivisti c’è chi ha riportato “nasi rotti, costole incrinate e pestaggi” e che “nel caso sarebbero persino stati esplosi colpi d’arma da fuoco”. E afferma che, una volta sbarcato a Creta, la polizia greca avrebbe “trattenuto l’equipaggio su autobus, negando loro la possibilità di andarsene”.

Circa 60 membri dell’iniziativa hanno “immediatamente avviato uno sciopero della fame” come forma di protesta per quanto denunciato. “Questo è un attacco violento contro civili pacifici. Non volgeremo lo sguardo altrove. Chiediamo la loro liberazione e responsabilità internazionale ORA”, conclude il comunicato. 

Global Sumud Flotilla, ‘il governo garantisca assistenza legale per il rilascio degli attivisti’

“Chiediamo con urgenza al governo italiano di avviare immediatamente misure di protezione consolare e di assistenza legale volte ad assicurare l’immediato rilascio e l’incolumità di tutti i partecipanti alla missione umanitaria imbarcati su navi battenti bandiera italiana”. E’ quanto chiede Global Sumud Italia in relazione all’abbordaggio della Flotilla avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 aprile da parte di forze navali israeliane “in acque internazionali – si legge in una nota -, in Unione Europea, nei pressi di Creta, a oltre 900 chilometri da Gaza”.

L’organizzazione chiede, inoltre, all’Esecutivo di “condannare pubblicamente e formalmente gli atti posti in essere da Israele contro la missione e avviare l’accertamento delle responsabilità per i crimini perpetrati”. Global Sumud sollecita inoltre iniziative per “per il rilascio delle imbarcazioni illegalmente sequestrate e del carico umanitario presente a bordo al momento dell’abbordaggio” e di ” inviare immediatamente una nota diplomatica formale e pubblica al Governo di Israele, per riaffermare la natura umanitaria della Global Sumud Flotilla e chiedere formalmente a Israele di non interferire con il suo passaggio”.

Gli attivisti, inoltre, esprimono “profondo sconcerto e preoccupazione per la gravità dell’accaduto e per l’assenza di iniziative concrete successive alle dichiarazioni pubbliche di condanna. Le persone a bordo delle nostre imbarcazioni sono state sequestrate a mano armata in acque internazionali, trasportate contro la loro volontà su navi militari, trattenute senza accusa formale, senza accesso consolare confermato e senza alcuna procedura giudiziaria, e infine depositate nel territorio di uno Stato terzo che non aveva alcun titolo nella loro detenzione”.

Il fatto “che non si trovino più su una nave israeliana non modifica il carattere giuridico di quanto subito. Un sequestro di persona non cessa di essere tale perché la vittima viene infine lasciata da qualche parte”, si aggiunge nella nota. 

Flotilla, esposto a pm di Roma per il sequestro di Saif Abukeshek

Un esposto alla Procura di Roma in cui si ipotizza anche il sequestro di persona aggravato di Saif Abdelrahim Abukeshek, cittadino nazionalità palestinese, in possesso della cittadinanza spagnola e svedese e membro del direttivo della Global Sumud Flottilla con cui stava prendendo parte alla missione verso Gaza.

E’ quanto verrà depositato dal team legale composto dalle avvocate Patrizia Corpina, Francesca Cancellaro, Tatiana Montella, Sonia Randazzo e Serena Romano. Le denuncianti fanno riferimento a quanto avvenuto il 29 aprile scorso quando una imbarcazione italiana della Flotilla – con a bordo Abukeshek – mentre si trovava “in acque internazionali prospicienti l’isola di Creta” è stata “avvicinata da un mezzo militare dell’esercito israeliano”.

Nell’atto si afferma che “personale militare non meglio identificato ha proceduto al prelevamento forzato di Abukeshek e degli altri membri dell’equipaggio”. Gli altri membri dell’equipaggio del natante sono stati “fatti sbarcare in Grecia mentre Abukeshek (unitamente a Thiago Avila altro membro simbolo della missione e parimenti membro dello steering commitee) non sono stati fatti sbarcare ma stanno procedendo – è detto nell’esposto – forzatamente in direzione Israele, per ragioni non formalizzate e comunque non note alle denuncianti. Da quel momento non abbiamo avuto più contatti diretti con i due attivisti”.

Nell’atto si ipotizza anche la fattispecie del “rifiuto di atti di ufficio in capo alle autorità italiane” perché “dovevano tutelare l’incolumità di una persona sottoposta alla giurisdizione dello Stato (di bandiera) “senza ritardo”. “L’abbordaggio della nave italiana, il sequestro e il trasferimento in Israele del cittadino lo sta esponendo a un rischio concreto e attuale per la sua incolumità personale, nonché al pericolo di subire tortura e trattamenti inumani e degradanti”, prosegue l’esposto con cui si chiede ai pm romani di disporre “il sequestro preventivo del natante israeliano su cui viaggia il cittadino palestinese, che si trova ancora in acque internazionali al fine di interrompere il sequestro in atto e di prevenire il rischio che subisca trattamenti inumani e degradanti”. 

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