Santanchè è arrivata al ministero, nessuna dichiarazione

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    La ministra Santanchè è arrivata al ministero del Turismo dove l’attendeva un folto gruppo di giornalisti dopo che la presidente del Consiglio Meloni ieri ha chiesto le sue dimissioni, ‘sulla medesima linea di responsabilità istituzionale’ mostrata dal sottosegretario alla Giustizia Delmastro e dalla capa di Gabinetto di Via Arenula Bartolozzi, che hanno lasciato i loro incarichi dopo la vittoria del No al referendum per essere indagati in vicende giudiziarie.

    Arrivata a bordo di un’auto blu e accompagnata dalla scorta, Santanchè non ha risposto ai cronisti che le hanno chiesto se intenda dimettersi e se siano confermati gli appuntamenti della giornata. Al momento, fanno sapere fonti del ministero, sono confermati tutti gli impegni in agenda per oggi e per i prossimi giorni.

    La ministra, tailleur beige e occhiali da sole, è arrivata alle 10.05 accompagnata dalla scorta. Mentre scendeva dall’auto blu stava parlando al telefono e ha fatto un cenno di saluto in direzione dei numerosi giornalisti che l’attendevano, a cui non ha rilasciato dichiarazioni. Sono in agenda appuntamenti di lavoro, alcuni dedicati all’organizzazzione del Forum internazionale del Pet Tourism previsto a Roma e maggio, tanto che davanti al ministero sono arrivati vari taxi. Prima dell’arrivo della ministra c’è stata anche una breve e isolata protesta di un uomo che a bordo di un’auto è passato davanti al ministero suonando il clacson e gridando: “Dimettiti!”.

    Le opposizioni depositano anche alla Camera la mozione di sfiducia su Santanchè

    Una mozione di sfiducia alla ministra Santanchè è stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. “La Camera – si legge nella mozione sottoscritta da tutti i capigruppo dei partiti di opposizioni – premesso che l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata, la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’Esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento, Considerato che: – la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo c.a. ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanché; tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica; la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale; – tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni; visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni”.

    Opposizioni al Senato, mozione sfiducia su Santanchè si discuta al più presto

    A inizio seduta del Senato le opposizioni hanno chiesto di poter discutere al più presto la mozione di sfiducia annunciata nei confronti della ministra del Turismo, Daniela Santanché. In aula è intervenuto per primo il capogruppo del M5s, Luca Pirondini chiedendo che la premier si assuma la responsabilità per “mettere fine a questo balletto indecente”. Sulla ministra, Pirondini ha ricordato che è “uno scempio che va avanti da 3 anni grazie allo scudo di Meloni e nonostante accuse gravissime alla ministra”. Per il Pd, il senatore Antonio Nicita ha puntato il dito sul “documento inedito” con cui ieri la presidente del Consiglio ha sollecitato le dimissioni di Santanché, chiedendo quindi di sapere: “Che cosa è cambiato oggi rispetto al luglio 2023, al luglio 2024 e al febbraio 2025 quando sono state respinte dal Parlamento le dimissioni di Santanchè? Per capire sè un chiarimento o semplicemente se come diceva Churchill ‘quando sei in grande difficoltà prendi un gatto morto e buttalo sul tavolo’. Allora chiediamo che Meloni venga cortsemente in aula pe rispettare questa istituzione”. Alla richiesta di calendarizzazione della mozione, si sono associati Ivan Scalfarotto di Italia viva e Tino Magni di Avs. Scalfarotto ha denunciato il fatto che la riforma al centro del referendum fosse una “riforma blindata” e il governo, su questo, “è stato bocciato dal paese pur portando un principio di civiltà giuridica, e io lo dico avendo votato sì, e avete prodotto un disatro politico di cui dovete venire a rispondere con le seconde file ma con Giorgia Meloni che è la responsabile di quella operazione politica”.

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