Russell Crowe ‘scatena l’inferno’ al Taormina Film Fest

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    Non si può dire che Russell Crowe, per tutti e per sempre Massimo Decimo Meridio detto il Gladiatore, non sia una star. Al Taormina Film Fest per presentare stasera al Teatro Antico il suo ultimo film, ovvero ‘La Vendetta Perfetta – Bear Country’ di Derrick Borte, action movie pieno di adrenalina, ha ricevuto un’accoglienza da star. Centinaia di persone dentro e fuori del palazzo, tantissimi selfie a cui si è prestato divertito e un incontro con il pubblico davvero generoso in cui ha parlato di tutto, con tanto di barba bianca, capelli neri con codino e bicipiti da gladiatore.

    Tra i tanti temi: il confronto tra il suo Gladiatore, quello diretto da Ridley Scott e uscito nel 2000, e il sequel, sempre firmato da Scott nel 2024, da lui definito del tutto sbagliato, il suo rapporto con Netflix, la sua filosofia del cinema, i primi acciacchi dell’età e il suo rapporto con l’amata musica tanto da citare a sorpresa Ultimo. “Abbiamo girato Il Gladiatore nel 1999, fu per me un po’ uno shock trovarmi sul set di Ridley Scott e sperimentare la vastità della scala: c’erano letteralmente centinaia di cavalli, dozzine di catapulte, seicento o settecento soldati romani, trecento o quattrocento soldati barbari. Sono stato colpito allora in faccia con un’ascia, non è stata un’esperienza interessante, ma la conclusione è che amo il lavoro. E questa è la cosa più importante”.

    Per quanto riguarda lo streaming, per l’attore e musicista neozelandese “la cosa positiva è la disponibilità, ma l’esperienza cinematografica resta un’altra cosa. Netflix mi ha contattato tempo fa per dirmi che avevo il maggior numero di film primi in classifica ed ero un attore che non aveva mai lavorato per loro, ma continuano a comprare vecchi miei titoli. Ora ho fatto un film per loro l’anno scorso, si intitola ‘Unabomber’ e uscirà a settembre o ottobre”.

    Crowe, che ha appena finito le riprese di ‘Highlander’ di Chad Stahelski con Henry Cavill, una produzione Amazon, parla poi ancora de ‘Il Gladiatore’ e ci tiene a dire che non ha quasi mai usato lo stuntman: “Ero allora fottutamente pazzo”. In quel film, continua l’attore, ci furono molte pressioni “da parte dello studio o dei produttori per includere scene di sesso tra Massimo e personaggi femminili. Ho sempre rifiutato, sostenendo che la storia era incentrata su un uomo che vendicava la morte di sua moglie e suo figlio. Così non era il caso che in quel viaggio si fermasse per fare sesso con qualcuno. Superficialmente potrebbe sembrare un film per uomini, ma invece è esattamente il contrario. Per questo poi il sequel, Il Gladiatore 2, distruggendo quel centro morale, ha incassato a malapena quanto il primo, ma considerando il cambiamento nel valore del dollaro, ha di fatto fallito”. Alla fine dell’incontro con il pubblico Russell Crowe, che ama tantissimo l’Italia e tifa per la Lazio, ha citato a sorpresa il brano ‘Il bambino che contava le stelle’ di Ultimo, anticipando il discorso che questa sera terrà in italiano al Teatro Antico, dove riceverà il Premio alla Carriera. “Vi incoraggio a seguire i vostri sogni: immaginate dove volete arrivare, perché è il primo passo per raggiungere la vostra meta. Come dice la bellissima canzone di Ultimo, ero “il bambino che contava le stelle”. Io anche oggi da uomo maturo continuo a contare le stelle e a seguire i miei sogni”.

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