“Porto il mio saluto personale e quello del plotone di…della Procura di Roma”. Così ha iniziato il suo intervento di saluto il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, al XXV congresso di Md che si è aperto oggi a Roma. Parole che richiamano quanto detto nei giorni scorsi dalla capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e accolte con un applauso della platea. “Io credo che questo congresso, specie nel momento in cui ci troviamo, debba rappresentare un qualcosa in più rispetto a quanto noi abbiamo vissuto nell’associazionismo”, ha aggiunto il capo dei pm della Capitale.
“Io – ha ricordato Lo Voi – ho avuto l’onore di far parte del Consiglio Superiore della Magistratura tra il 2002 e il 2006. Di quel Consiglio facevano parte il vicepresidente Virginio Rognoni e il professore ed ex ministro Luigi Berlinguer. Ne faceva parte anche il professore Spanger, attuale portavoce dello schieramento del Sì al referendum. Ecco, io faccio fatica, anzi mi riesce impossibile, associare o anche solo accostare i nomi che ho fatto ad un sistema paramafioso, non ce la faccio proprio”. “Vorrei che mi spiegassero cosa ci fosse di paramafioso in quel sistema. Delle due l’una: o si capisce poco di mafia o si capisce poco o nulla di magistratura e di Csm e le due cose insieme vanno decisamente poco bene e certamente non ci fanno bene”, ha aggiunto.
Replica il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: “Alle parole del Procuratore Francesco Lo Voi rispondo ancora, e spero per l’ultima volta, che l’aggettivo paramafioso è stato da me citato come riferito da un ex appartenente dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura, di cui non voglio nemmeno fare il nome, ma che è facilmente reperibile nelle agenzie. Mi duole che un magistrato investito di così alte funzioni continui a equivocare sulle parole che non sono frutto del mio convincimento, ma sono state da me riferite come pronunciate da un altro magistrato”.
“L’unico messaggio che voglio mandare, oltre al buon lavoro – prosegue Nordio in un video messaggio di saluto ai partecipanti del congresso – è molto semplice. Io sono entrato in magistratura nel 1976, e la mia prima indagine è stata sulle Brigate Rosse nel Veneto. Ho lavorato con grande stima e amicizia con uno dei vostri piů importanti rappresentati, Giancarlo Caselli che giudico uno dei migliori magistrati.
Essendo stato con lui nelle liste che venivano trovate nei covi delle Br come magistrato da uccidere, vi pare possibile che un magistrato con il mio vissuto ed esperienza possa avere in mente di sottoporre la magistratura giudicante e requirente al potere esecutivo? Lasciamo perdere i processi alle intenzioni che fanno i politici però vi prego non sia la magistratura a pensare che un ex magistrato, che si sente ancora tale, voglia sottoporre al potere esecutivo sia i pm sia tantomeno i giudici o, cosa ancora peggiore, che li voglia umiliare. Dal profondo del cuore vi dico non crederlo e se in futuro una cosa del genere dovesse accadere, e mi auguro non accada, non sarà nel mio nome”, aggiunge.
Grosso, riforma mette in pericolo la vita di tutti i cittadini
“E’ in atto un attacco senza precedenti nel nostro Paese al principio di autonomia ed indipendenza della magistratura su cui si regge l’effettività della separazione dei poteri. La riforma Nordio non danneggia i magistrati ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini. Per loro possono vedere drasticamente ridursi gli spazi di tutela dei diritti”. E’ quanto afferma il presidente del Comitato per il NO al Referendum, Enrico Grosso, nel corso del suo intervento al XXV congresso di Magistratura Democratica che si è aperto questa mattia a Roma.
“Non voglio che i giudici siano ricondotti a quel modello di magistratura gerarchizzata prona alla politica che la Costituzione ha voluto cancellare – ha aggiunto Grosso -. Io voglio un giudice che renda davvero giustizia, che sappia tutelare i diritti dei più deboli contro le prepotenze dei più forti, quelli che di un giudice non hanno alcun bisogno perché hanno la forza di farsi giustizia da sè. La Costituzione è un bene comune, è patrimonio immateriale della Repubblica, ricordiamoci chi l’ha scritta, chi erano i Costituenti, quale era la loro storia, e cosa hanno voluto lasciare al futuro. Nel dubbio la Costituzione non cambiamola, soprattutto se ci dicono di non preoccuparci. Se ci dicono di non preoccuparci, preoccupiamoci di più”.
Replica il viceministro della giustizia Francesco Paolo Sisto. “Ormai siamo oltre l’inaudito.
Sostenere che una riforma della giustizia, più che mai questa, possa mettere in pericolo la vita di tutti i cittadini è una follia, una sciocchezza, lontana anni luce da qualsiasi analisi giuridica: è mera propaganda, grottescamente apocalittica. Le parole di Enrico Grosso, Presidente del Comitato per il No, sono inaccettabili e stupefacenti. Inaccettabili perché vengono da un esperto del diritto; stupefacenti perché offrono l’idea di una, peraltro reiterata, perdita di controllo da improvviso eccesso di mediaticità. Presentare una proposta di riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario come un ‘attacco senza precedenti al Paese’ serve, utilizzando una tecnica vicina ai falsi marziani di Orson Welles, solo a difendere patologie e privilegi che negli anni hanno prodotto evidenti e drammatiche degenerazioni. I diritti dei cittadini non si difendono blindando una corporazione, ma costruendo, come la riforma fa, un sistema giudiziario più efficiente, equilibrato, trasparente e davvero responsabile. Gli italiani meritano argomenti seri, non scenari da tregenda al limite del procurato allarme”.
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