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Raid degli Usa su stazioni radar, l’Iran vuole i beni congelati

La tensione tra Iran e Stati Uniti torna a salire con attacchi e accuse reciproche, mentre i colloqui restano in una fase di stallo, Donald Trump continua a prendere tempo e in Libano proseguono i raid israeliani.

Nonostante il cessate il fuoco, in vigore dall’8 aprile, nella notte tra venerdì e sabato sono arrivate le notizie di nuovi raid da una parte e dall’altra. Il Comando centrale americano ha annunciato di aver colpito postazioni radar iraniane di sorveglianza costiera a Goruk e sull’isola di Qeshm, a scopo difensivo contro ulteriori attacchi. Il Centcom ha anche dichiarato di aver distrutto almeno quattro di una serie di droni lanciati da Teheran contro navi commerciali nello stretto di Hormuz. Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato i raid americani definendoli una “flagrante” violazione della tregua e un attacco “alla sovranità nazionale e all’integrità territoriale della Repubblica islamica”, denunciando il “comportamento ostile e provocatorio” di Washington. Il ministero ha inoltre esortato i Paesi della regione a smettere di offrire il proprio territorio e le proprie infrastrutture agli Stati Uniti avvertendo di riservarsi “il diritto di rispondere agli attacchi con fermezza e nell’ambito della legittima difesa”. E, proprio nelle stesse ore, sono stati di nuovo colpiti Kuwait e Bahrein, che ospitano due importanti basi americane, con una pioggia di missili e droni. I pasdaran hanno poi rivendicato di aver attaccato “basi nemiche” nella regione, in risposto ai raid Usa. Il ministero degli Esteri del Bahrein ha condannato gli attacchi iraniani affermando che assieme al Kuwait ha intercettato sette missili lanciati dalla Repubblica islamica e bollando “questa palese aggressione come una violazione della sovranità di entrambi i Paesi”.

Sul fronte diplomatico, mentre il presidente Trump cerca di guadagnare tempo sostenendo che i leader iraniani non vogliano concludere un accordo per “orgoglio”, un alto funzionario iraniano ha spiegato alla Cnn che lo stallo non si sbloccherà fin quando Washington non rilascerà i 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati. “Trump deve sbloccare questa situazione”, ha dichiarato Mohsen Rezaei, consigliere militare del leader supremo Mojtaba Khamenei. In particolare, l’Iran avrebbe chiesto lo sblocco di 12 miliardi di dollari di fondi congelati non appena verrà firmato il memorandum d’intesa con gli Stati Uniti, e di altri 12 miliardi in una fase successiva.

Intanto Teheran se l’è presa anche con l’Aiea. “Se l’Agenzia vuole partecipare a una soluzione diplomatica, deve astenersi dal trasformare i rapporti tecnici in strumenti di pressione politica”, ha attaccato su X il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi accusando il direttore dell’agenzia dell’Onu, Rafael Grossi di essere “al servizio degli Stati Uniti e dell’Occidente”.

Resta incandescente il (collegato) fronte libanese, dove l’esercito di Beirut ha denunciato la morte di nove persone, di cui tre soldati, nei raid aerei israeliani nel sud del Paese nonostante i negoziati in corso con lo Stato ebraico. Mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto alle accuse del presidente del Paese dei cedri Joseph Aoun: “Se il Libano fosse stato una merce di scambio per l’Iran (nei colloqui con gli Stati Uniti), avremmo raggiunto un accordo molto tempo fa. Fareste meglio a salvare il vostro Paese dal suo vero nemico, signor presidente!”.

Nel frattempo in un lungo servizio il New York Times pubblica foto e video che dimostrerebbero come Israele abbia usato il fosforo bianco su aree densamente popolate del Libano. L’Idf ha smentito ma stando alle immagini il 30 maggio scorso, a Nabatieh, sono comparse le caratteristiche scie di fumo prodotte da questo tipo di munizione. Altri video mostrano l’uso di fosforo bianco nei pressi della città costiera di Tiro e vicino a tre centri abitati — Qlayaa, Khiam e Yohmor — nei mesi successivi alla ripresa degli scontri tra Israele ed Hezbollah.

Il fosforo bianco è un’arma molto pericolosa perché a contatto con l’aria si incendia spontaneamente ed è estremamente difficile da spegnere. Spesso impiegato dalle forze armate per appiccare incendi e creare cortine di fumo durante i combattimenti, non è illegale di per sé, tuttavia il suo utilizzo deliberato contro civili o in aree densamente popolate viola le leggi internazionali di guerra.

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