Ancora momenti di tensione e commozione al processo in corso nel tribunale di San Isidro (Buenos Aires) contro i sette imputati accusati di omicidio colposo per la morte di Diego Armando Maradona. Nella quarta udienza, questo giovedì, sono state ascoltate le testimonianze dei periti della polizia scientifica intervenuta sul posto subito dopo il decesso dell’ex calciatore del Napoli e della nazionale argentina campione del mondo nel 1986, ed è stata data l’opportunità al principale accusato, il neurochirurgo Leopoldo Luque, di ribattere le affermazioni fatte martedì dalla figlia di Diego, Gianinna Maradona, sul banco dei testimoni.
Nel corso del dibattimento è stato anche proiettato un filmato di 17 minuti fatto dai periti in cui veniva mostrato lo stato del cadavere di Maradona e in particolare l’evidente gonfiore addominale e l’eccessivo accumulo di liquidi nel corpo, mentre la figlia Gianinna – presente ancora in aula – si copriva il volto in evidente stato di commozione. “Era come un globo”, ha affermato il perito forense, che pure ha confermato che nella casa approntata per la degenza “non c’era alcun elemento che indicasse che il paziente stesse ricevendo assistenza domiciliare; non c’era niente, né defibrillatore, né respiratore, né ossigeno”.
Verso la conclusione dell’udienza è stato chiamato a testimoniare dalla difesa il neurochirurgo Luque, che ha risposto alle accuse fatte da Gianinna riguardanti la presunta manipolazione della famiglia per convincerla ad accettare il ricovero domiciliare di Diego. La difesa ha quindi presentato un messaggio vocale inviato da Gianinna a Luque dove la figlia sembra accogliere la proposta del neurochirurgo considerando principalmente l’alta esposizione mediatica che avrebbe comportato il ricovero in clinica.
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