Clima di grande incertezza, in Perù, in occasione delle elezioni generali considerate le più difficili della storia del Paese sudamericano, mentre si registrano forti ritardi nelle aperture dei seggi in varie località. La conservatrice Keiko Fujimori, al suo quarto tentativo dopo le sconfitte del 2011, 2016 e del 2021, è la favorita nei sondaggi per le presidenziali, con un leggero vantaggio sugli altri candidati, che si attestano tra il 5% e il 15% delle intenzioni di voto. Tuttavia, nessuno è garantito tra i 35 aspiranti di diversi orientamenti politici, quasi tutti outsider, visto il clima di crescente insicurezza e diffusa sfiducia nei confronti della classe dirigente. Non si può inoltre escludere un elevato numero di schede bianche e nulle.
La nazione con la maggiore instabilità presidenziale della regione nell’ultimo decennio quasi sicuramente dovrà dunque aspettare il ballottaggio del 7 giugno per sapere chi guiderà il nuovo esecutivo per i prossimi cinque anni, prendendo il posto dell’attuale presidente, José María Balcázar, in carica da appena due mesi.
Il rischio però è che, con questo elevato grado di frammentazione politica (un fenomeno iniziato nel 2001, secondo un’analisi di Celag Data, il Centro strategico latinoamericano per la geopolitica), chi vince si trovi a governare a partire dal 28 luglio senza una maggioranza in Parlamento, un fattore determinante nelle crisi che hanno portato il Paese andino ad avere otto presidenti negli ultimi 10 anni. Lo scorso ottobre per esempio è stata rimossa la socialista Dina Boluarte. Prima di lei era toccato all’ex insegnante di sinistra Pedro Castillo, dopo il suo tentativo di sciogliere il Parlamento nel dicembre del 2022. Anche il centrista Martín Vizcarra, suo predecessore, ha dovuto cedere sotto le accuse di corruzione. Come pure l’avvocato José Jerí, entrato al posto di Boluarte e rimasto in carica soli quattro mesi.
Fujimori, 50 anni, leader del partito populista Forza popolare, è figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, condannato per crimini contro l’umanità, che durante il suo mandato (1990-2000) si distinse per la feroce repressione delle guerriglie. Nonostante il suo presunto coinvolgimento in casi di corruzione e traffico di influenze, Keiko si ripresenta con un mix di proposte tra neoliberismo e assistenzialismo sociale.
Deve vedersela, tra i suoi principali avversari, con l’attore comico Carlos Álvarez (diventato famoso prendendo di mira e imitando i suoi rivali) e col fervente cattolico Rafael López Aliaga, ex sindaco di Lima, che propone di mandare i criminali in prigioni nell’Amazzonia circondate da serpenti velenosi.
Oltre al presidente, i peruviani sono andati alle urne anche per i rappresentanti del Congresso, che grazie a una riforma costituzionale approvata due anni fa tornerà bicamerale: un Senato da 60 membri e una Camera con 130 deputati. Fu proprio Alberto Fujimori, nella Costituzione del 1993, a tagliare la camera alta, sostenendo che inibisse eccessivamente l’azione del governo. Ai neo senatori stavolta spetteranno invece maggiori poteri, come la nomina degli alti funzionari statali.
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