L’oro azzera i rialzi segnati da inizio anno con il 9/o calo consecutivo, che vede il metallo prezioso lasciare sul campo l’8,4% a 4.254 dollari l’oncia, dopo essere sceso quasi fino a 4.100 dollari. Per il metallo prezioso si tratta del maggior calo settimanale dal 1983, dovuto ai rischi inflattivi legato alla guerra in Medio Oriente scatenata da Usa e Israele e dalle conseguenti attese di rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali.
Analogo il discorso per l’argento, che lascia sul campo il 10,7% a 63,9 dollari l’oncia. Secondo Johan Jooste, amministratore delegato del gestore patrimoniale singaporiano Pangaea Wealth, che ha parlato con l’agenzia Bloomberg, “l’oro oggi ha un problema di liquidità”. A suo dire la corsa a vendere è dovuta alla necessità degli investitori di “fare cassa” e non sono da escludere ulteriori ridimensionamenti se la guerra dovesse continuare. “Non è la prima volta che l’oro scende così tanto di prezzo – commenta un gestore di Ubs – ma non lo ha mai fatto così in fretta”. Un crollo direttamente proporzionale con il balzo segnato dal greggio, giunto ai massimi dal giugno del 2022, che segue di poche settimane il massimo di 5.595 dollari l’oncia, con un calo pari al 24% circa.
Secondo il responsabile Materie Prime di Bnp David Wilson, “l’attuale shock macro-economico ha alcuni precedenti”. In particolare trova riscontri nei “precedenti 3 cicli macroeconomici del 2008, del 2020 e del 2022″. A sui dire in tutti e tre i casi ” l’oro è inizialmente caduto come reazione del mercato al notizie più allarmanti, portando gli investitori a vendere lingotti per acquistare dollari”. Tuttavia, osserva Wilson, tutti e tre i periodi di crisi sono stati seguiti da altrettanti “rally consistenti” del metallo prezioso.
A fronte delle attuali vendite non manca chi già oggi acquista e a farlo sono i fondi speculativi (hedge fund) e altri speculatori che hanno incrementato le loro posizioni lunghe sull’oro, portandole sui massimi delle ultime 7 settimane proprio lo scorso 17 marzo. Un dato che si evince dai dati settimanali pubblicati dall’agenzia Usa Cftc (Commodity Futures Trading Commission) che regola e supervisiona i mercati dei derivati, inclusi i futures, le opzioni e gli swap.
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