Paolo Conte pittore in mostra per la prima volta a Parigi

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    “J’ai deux amours, mon Pays and Paris”: dopo il successo di questo inverno a Palazzo Mazzetti ad Asti, la mostra ‘Paolo Conte Original’ sbarca a Parigi, la capitale di Francia che ha così tanto contribuito al planetario successo del maestro piemontese, facendolo persino cittadino onorario nel 2011.

    “Miei cari, carissimi amici francesi, proprio voi che fin dall’inizio vi siete prodigati nell’offrirmi la ‘Douce France’, voi che con la vostra autorevolezza mi avete spalancato le porte delle scene internazionali, non vi ho mai dimenticato, anzi, in quest’ultimo periodo di assenza ho avuto molta nostalgia di voi.

    Adesso vedo che anche voi non mi avete dimenticato. E questo veramente mi scalda il cuore”, dice Paolo Conte, in un videomessaggio rivolto al pubblico d’Oltralpe in occasione dell’apertura dell’esposizione in programma fino al 4 settembre all’Hotel de Galliffet, storica sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi (IIC). Nata da un’iniziativa della Fondazione Asti Musei – che ha voluto rendere omaggio a uno dei suoi concittadini più illustri con Vittorio Alfieri – l’esposizione curata da Manuela Furnari raccoglie per la prima volta lungo le rive della Senna oltre 60 opere su carta realizzate da Conte in circa settant’anni di attività artistica, dal 1957 al 2023.

    Altro che ‘Pittori della Domenica’, come recita un suo brano del 1975, i lavori esposti in Francia confermano il ruolo centrale delle arti visive nella ricerca artistica del maestro, tanto da indurre a chiedersi se l’avvocato di Corso Dante poi divenuto star mondiale non sia un pittore prestato alla musica piuttosto che il contrario.

    “Il disegno è uno dei miei due vizi capitali, più antico ancora di quello per la musica e le canzoni”, spiega il Nostro, in una citazione contenuta nel catalogo ‘Paolo Conte Original’ a corredo della retrospettiva allestita nei Saloni dell’Hotel de Galliffet dopo la prima importante tappa astigiana. Per il direttore dell’Istituto italiano di Cultura, Antonio Calbi, la Francia e ancor più la sua capitale rappresentano nell’immaginario contiano “uno spazio quasi primordiale”, scrive nell’introduzione all’edizione francese del catalogo, evocando la Parigi di Joséphine Baker, dei cabaret fumosi, delle stazioni notturne e degli Anni folli, ma anche la Java, le silhouettes di Saul Steinberg e le armonie di Satie.

    “Pochi artisti italiani hanno stretto con questa città un dialogo tanto profondo e organico – sintetizza Calbi – Qui Paolo Conte è amato a Parigi come un maestro del chiaroscuro sentimentale, erede degli chansonniers francesi e della grande tradizione jazzistica americana”. Nato il 7 gennaio del 1937 ad Asti, il poeta enigmista ha conquistato dalla provincia piemontese buona parte del globo terracqueo, con un’eleganza fuori dal tempo e un’erudizione che trascende il nozionismo.

    Nonostante abbia firmato alcuni tra i brani più belli della nostra musica (Azzurro, divenuto nel tempo una sorta di Inno informale d’Italia, Genova per Noi, Onda su onda…), è la Francia ad aver colto per prima la portata universale del suo genio creativo, dai primi tre leggendari concerti fuori dall’Italia (tutti sold-out) al Théâtre de la Ville a Parigi (1985), fino alle alte onorificenze della République: dal titolo di Chevalier des Arts et des Lettres del ministero della Cultura alla cittadinanza onoraria di Parigi, nel 2011, con l’attribuzione della ‘Médaille Grand Vermeil de la Ville de Paris’, in occasione di una solenne cerimonia all’Hotel de Ville.

    Tra le opere esposte in rue de Varenne, non lontano da un misterioso bar ‘Mocambo’ dalle serrande costantemente abbassate (forse un omaggio segreto di Parigi all’omonoma trilogia contiana) pezzi raramente visti come Higginbotham (1957), dedicata ad uno storico trombonista jazz o la significativa selezione di tavole tratte da Razmataz, la commedia musicale ambientata nella Parigi anni ’20, con oltre 1.800 disegni. La mostra si chiude con una serie di opere astratte su cartoncino nero, dove linee e colori prendono la forma di un dialogo sottile e raffinato tra musica, letteratura e arti visive.

    “Parigi accoglie i suoi artisti, pittori, mimi e musicisti”, recita Paolo Conte in ‘Blue Tangos’ (1979), uno dei brani in cui evoca per la prima volta la capitale di Francia ed è bello pensare che dopo averlo tanto acclamato da musicista Parigi lo accolga adesso per la prima volta anche da maestro delle arti visive. Paolo Conte Original è organizzata in partenariato con Arthemisia e la Fondazione Egle e Paolo Conte.

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