Orban all’angolo, gioca le ultime carte e grida al complotto – I REPORTAGE

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    Le parole di sostegno sono le stesse di sempre, il palcoscenico – Truth – anche. A cambiare, questa volta, è il peso del momento. Archiviata l’operazione JD Vance, a due giorni dal voto Donald Trump è tornato a spendersi per Viktor Orban – l'”amico”, il “leader forte”, colui che “ha protetto la sua nazione” – con un messaggio aperto agli ungheresi sul suo social preferito: “Votatelo”. Il premier ha ringraziato, ma soprattutto è passato all’attacco. Non accetta la narrazione che lo dipinge come il regista dei brogli. Lo aveva annunciato scendendo dal palco di Debrecen, la roccaforte non più granitica: “Domani mattina aspettatevi un video con alcune novità importanti”. Puntuale, il messaggio è arrivato su Facebook, portando con sé un’ulteriore escalation.

    “L’opposizione complotta con servizi di intelligence stranieri, senza fermarsi davanti a nulla”, ha accusato il leader di Fidesz con il dito puntato al rivale Peter Magyar, denunciando “minacce di violenza”, “accuse di brogli inventate” e tentativi di influenzare lo spoglio. Un messaggio che tradisce la difficoltà davanti a sondaggi che – per la prima volta dopo 16 anni di governo ininterrotto e una parabola iniziata nel 1989 – lo vedono perdere la leadership.

    La posta, nella prospettiva di Orban, è esistenziale. “Si decide il destino del Paese”: il cambiamento “è pericoloso”, mentre Fidesz offre “sicurezza”, ha ribadito il premier, rivendicando la sua linea dura sull’immigrazione, le tasse a banche e multinazionali, le bollette calmierate. Tutti “successi comuni” che “oggi rischiamo di perdere”, ha avvertito, trovando tuttavia la replica immediata dell’avversario, accolto dalla piazza stracolma del villaggio di Sulysap, alle porte della capitale. “Un’Ungheria umana e pacifica è la risposta a un potere vile, violento e impaurito”, ha rilanciato Magyar, che resta saldo in testa nei sondaggi – l’ultimo lo accredita al 38% – pur con l’incognita degli indecisi e, soprattutto, della difficile corsa alla maggioranza dei due terzi. “Siamo alla soglia del mondo che abbiamo sognato, entriamo”, ha esortato il leader di Tisza, rivolgendosi anche ai giovani – riuniti in piazza degli Eroi a Budapest per il maxi-concerto ‘Smantellare il regime’ – e all’elettorato urbano.
     

    La campagna però si consuma ovunque, casa per casa, nelle piazze e nei villaggi, dove domani e domenica si inoltreranno anche i guardiani dell’Osce. La missione di osservazione si è insediata al quartier generale del Kempinski Corvinus, nella capitale, con una delegazione italiana trasversale: Eugenio Zoffili e Gianluca Cantalamessa (Lega), Vincenzo Amendola e Alessandro Alfieri (Pd), Emanuele Loperfido e Fabrizio Comba (FdI), Anna Bilotti (M5s), Mauro Del Barba (Italia Viva) e Peppe De Cristofaro (Avs). Il monito preliminare descrive elezioni “altamente polarizzate”, in un clima segnato da tensioni su energia, corruzione, Ue ed Ucraina. E sotto la lente c’è anche il digitale, terreno decisivo di mobilitazione. “L’algoritmo di Facebook lavora contro i partiti di governo”, ha denunciato il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs, parlando di uno squilibrio insieme tecnico e politico: le pagine istituzionali del premier avrebbero meno visibilità rispetto ai profili personali come quello di cui può usufruire Magyar, in testa nelle interazioni.

    Accuse che Meta ha però respinto al mittente, negando qualsiasi trattamento differenziato. Lo scenario si ribalta su Telegram, dove – stando a un’analisi della società Vox Harbor, diffusa da Reuters – è in corso una campagna di contenuti sincronizzati che (dall’Ue pronta a destabilizzare il Paese al rischio di manipolazione) riecheggiano la linea del governo. Da lì, lo schema si propaga su altri social. Ormai nessuno escluso dalla guerra delle ingerenze. 

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