Urne aperte dalle 7 di stamattina e fino alle 23 di oggi e poi domani dalle 7 alle 15 in quasi 750 comuni e 18 capoluoghi in tutta Italia. È l’ultimo grande appuntamento elettorale prima delle politiche del prossimo anno.
Affluenza in lieve calo: alle 19, ha votato il 34,5%, due punti percentuali e mezzo in meno rispetto all’affluenza media delle precedenti comunali di riferimento (del 37%). Ma, nel comparare il tasso di partecipazione, c’è un dato da considerare: la maggior parte dei centri urbani interessati (529 secondo i dati del Viminale) la scorsa volta rinnovò le amministrazioni a settembre 2020 in concomitanza con alcune elezioni regionali, circostanza che potrebbe aver sostenuto la percentuale di votanti.
Non solo: in Basilicata, Calabria e Campania l’affluenza – ancora tutta da consolidare – risulta anche in leggero aumento. Mentre tra le Regioni che registrano la contrazione maggiore della partecipazione c’è l’Emilia Romagna.
Ma chi sono gli aspiranti sindaci d’Italia? Secondo il Centro Studi Enti Locali, che ha condotto un’analisi delle candidature basata sui dati del Ministero dell’Interno nelle regioni a statuto ordinario, le donne candidate sono ancora poche (a volte pochissime): mediamente nel 61% dei Comuni a competere sono solo uomini. In Basilicata la percentuale scende al 44%, in Puglia è del 46%, mentre in Calabria (una delle regioni con il più forte squilibrio di genere nella politica locale) schizza al 77%.
Ma, un po’ a sorpresa, il territorio con il dato peggiore a livello nazionale sul fronte delle candidature femminili è il Piemonte, dove in 8 Comuni su 10 le donne che aspirano a diventare prime cittadine non sono pervenute. Diverso è per la corsa ai consigli comunali. Per fare solo un esempio, “i piccoli enti” piemontesi che non riescono a rispettare pienamente gli obiettivi sulle quote rosa si fermano al 42%, sei punti sotto la media nazionale (del 48%).
“Un simbolo del doppio binario della rappresentanza femminile nelle amministrative – sintetizza il Centro Studi -: le donne trovano maggiore spazio nelle candidature ‘di lista’, ma restano ancora fortemente sottorappresentate nella corsa alla fascia tricolore”.
Tante le sfide simbolo, da Venezia a Messina, passando per Reggio Calabria. L’obiettivo delle opposte coalizioni è difendere le rispettive roccaforti e conquistarne di nuove. La maggioranza di governo, ad esempio, vorrebbe strappare agli avversari Reggio Calabria, mentre il campo largo punta ad espugnare Venezia, dopo 11 anni consecutivi sotto la guida di Luigi Brugnaro.
La Serenissma, infatti, è rilevante anche per il valore politico di un eventuale passaggio a sinistra: è il capoluogo di Regione del Veneto, fortino della Lega. Oltre alle due città ‘sorvegliate speciali’ gli altri 16 capoluoghi al voto sono: Crotone in Calabria, Lecco e Mantova in Lombardia, Arezzo, Pistoia e Prato in Toscana, Fermo e Macerata nelle Marche, Chieti in Abruzzo, Avellino e Salerno in Campania, Andria e Trani in Puglia, Messina, Enna ed Agrigento in Sicilia.
Dalle città principali ai comuni più piccoli, le coalizioni in gara non rispecchiano sempre quelle affermate al livello nazionale. I perimetri sono diversi, molte le variabili. Ad Agrigento e Chieti, ad esempio, il centrodestra è diviso sui candidati sindaco. Il campo largo si è invece spaccato a Salerno. Fari puntati anche su Vigevano, il comune più popoloso della tornata lombarda, dove erano scoppiate le polemiche per la candidatura di due musulmani nella lista della Lega.
Qui Roberto Vannacci sostiene il candidato di ‘Vigevano Futura’: in molti attendono alla finestra il suo risultato anche per misurare l’appeal del generale. Situazione simile a Messina dove Cateno De Luca (di Sud chiama Nord) sponsorizza l’ex sindaco in cerca del bis.
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