Per varare le misure contro l’impennata dei prezzi dei carburanti, il governo attenderà di capire nei prossimi giorni l’evoluzione del conflitto in Iran. Intanto una delle principali fonti di preoccupazione è lo Stretto di Hormuz, perché oltre alla sicurezza della navigazione c’è in ballo la stabilità dei mercati energetici. Sono temi destinati a essere cruciali nelle comunicazioni che Giorgia Meloni terrà davanti al Parlamento, prima in Senato e poi alla Camera, sulla crisi in Medio Oriente ma anche sul prossimo Consiglio Ue, dove ha già chiarito che insisterà sulla necessità di una sospensione temporanea del meccanismo degli Ets.
Lo stretto che divide la penisola arabica dall’Iran – da cui ora passano poche navi al giorno – è stato al centro di un colloquio che la premier ha avuto anche con Keir Starmer. Il primo ministro britannico, riferiscono da Downing Street, ha sentito anche il tedesco Friedrich Merz. E in questa triangolazione, la ricostruzione del governo di Londra, i leader hanno concordato di “lavorare insieme a una serie di opzioni per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, in risposta alle crescenti minacce dell’Iran”. “Vogliamo difendere la libertà dei transiti a Hormuz”, ha sottolineato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani con l’omologo del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Sono scenari che verranno affrontati anche venerdì al Quirinale, nella riunione del Consiglio supremo di difesa. Nulla è deciso ancora, ma nell’area, l’Italia partecipa a due missioni. La prima è Aspides, della cui forza navale dalla prossima settimana assumerà il comando con la nave Rizzo, attualmente nel Mar Rosso davanti alle coste dello Yemen. L’altra è Atalanta, con la nave Bianchi, impegnata nel pattugliamento anti pirateria lungo le coste della Somalia. Nella risoluzione di maggioranza, che darà l’agibilità al governo per le prossime scelte secondo l’evoluzione del conflitto, c’è anche l’impegno a “sostenere e valorizzare, in tutte le sedi europee e internazionali” il ruolo di queste due missioni “e a farsi promotore, in raccordo con le istituzioni europee e gli Stati membri, di un eventuale adattamento e rafforzamento di tali missioni, qualora la situazione sul terreno lo richiedesse, contribuendo così al miglioramento della sicurezza marittima e della stabilità regionale”. Le opposizioni solleciteranno la premier a esprimersi sull’operazione avviata da Usa e Israele. “È chiaro che quel che sta accadendo in Iran è grave. E io spero che chi è partito con l’attacco abbia contezza di che cosa quell’attacco avrebbe comportato delle conseguenze e della durata del conflitto che è stato aperto”, ha commentato Salvini. Gli impegni della risoluzione ricalcheranno con ogni probabilità i punti cruciali delle comunicazioni di Meloni. Da quello a lavorare con i principali partner europei, internazionali e regionali per creare le condizioni necessarie per un ritorno della diplomazia per risolvere la crisi in Medio Oriente. Alla condanna del “ruolo destabilizzante” dell’Iran, accompagnata dal “pieno sostegno al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà”. In parallelo il governo ribadirà di essere al fianco dei Paesi del Golfo colpiti “dagli inaccettabili attacchi” di Teheran. Con l’impegno, qualora dovessero proseguire, anche a “forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa, protezione delle infrastrutture critiche e supporto logistico”. Sul fronte dell’energia, l’esecutivo valuterà in questi giorni l’orizzonte dell’impennata, e deciderà se e quali misure prendere (tra le ipotesi, le accise mobili e il potenziamento di Mr prezzi) anche in base agli orientamenti che emergeranno in sede Ue. Nella risoluzione di centrodestra c’è l’impegno “ad adottare misure volte a mitigare l’impatto economico della crisi, con particolare riguardo ai prezzi dell’energia e al sostegno alle imprese esportatrici”. E al Consiglio europeo Meloni ribadirà la necessità della sospensione provvisoria del meccanismo degli Ets. La risoluzione di maggioranza ha anche un passaggio sul “sostegno multidimensionale” all’Ucraina e sulla necessità di mantenere la pressione su Mosca, per portarla “a sedere al tavolo negoziale e contribuire costruttivamente alla pace”. Non si parla invece dell’adesione di Kiev all’Ue, che per il vicepremier Matteo Salvini significherebbe “il suicidio dell’intero settore agroalimentare italiano ed europeo”.
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