Non fu intossicazione, mamma e figlia avvelenate a Natale

    8

    Non era una intossicazione dovuta agli alimenti. I pasti consumati nelle ore che precedevano il Natale nella casa di Pietracatella non c’entravano nulla con la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua mamma, la cinquantenne Antonella Di Ielsi.

    A tre mesi esatti da quella tragedia che ha sconvolto il Molise, dalle indagini arriva una svolta clamorosa: c’è un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, aperto dalla procura di Larino – l’ufficio competente per territorio – per duplice omicidio premeditato. Dunque, Sara e Antonella sarebbero state uccise. Madre e figlia sarebbero state avvelenate nella loro casa con la ricina. Tracce della sostanza sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero. La svolta nelle indagini, portate avanti in questi mesi dalla Squadra Mobile di Campobasso guidata da Marco Graziano, è arrivata dal Centro Antiveleni di Pavia, diretto da Carlo Locatelli.

    Gli esami sono stati svolti in Italia, ma anche in Svizzera e gli accertamenti sono arrivati fino agli Stati Uniti per la ricerca di casi di avvelenamento simili a quello molisano. Le prime verifiche sugli alimenti utilizzati dalla famiglia nei giorni delle feste natalizie non avevano riscontrato anomalie ed era stato ipotizzato un errore medico: le due donne erano tornate a casa dopo essersi recate al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, ma le loro condizioni si erano poi aggravate fino alla morte. Per questo 5 medici erano stati indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Un’inchiesta, quella nei loro confronti, che alla luce delle novità emerse oggi potrebbe andare incontro ad una archiviazione. “Se dovessero essere confermate le notizie di queste ore, e non ho motivo di dubitare, la posizione dei medici cambia radicalmente – le parole di Fabio Albino, legale di uno dei cinque medici indagati -. È matematico che seguendo le linee guida per l’intossicazione alimentare il medico non può rendersi conto di trovarsi di fronte a questo tipo di avvelenamento”.

    La storia infatti viene completamente riscritta con l’entrata in scena della ricina, una sostanza velenosa (presente nella pianta del ricino) che dopo l’ingestione causa innanzitutto nausea, vomito, diarrea e affanno; l’avvelenamento può poi progredire fino a far collassare diversi organi e a causare il decesso. La ricina compare in diverse serie televisive, una di queste è Breaking Bad. Il lavoro degli investigatori ora prosegue per individuare il responsabile dell’avvelenamento e le modalità con le quali è avvenuto. Le novità emerse in queste ore accendono inevitabilmente dubbi sulla stessa famiglia e su tutto il mondo che la circonda. In questi mesi tante voci incontrollate sono circolate, a Pietracatella e non solo, tutte al momento prive di riscontri. Ma è chiaro che ora gli investigatori hanno il difficile compito di scoprire chi ha avvelenato le due donne, concentrandosi anche sui rapporti all’interno della famiglia e su eventuali tensioni. Non solo, si cerca di capire anche presunti dissapori o motivi di risentimento da parte di altri parenti e conoscenti e anche di rapporti segreti. Gianni Di Vita è stato a lungo sindaco del paese ed è un conosciuto commercialista. La casa delle vittime è ancora oggi sotto sequestro, mentre il papà e la figlia Sara, i due componenti della famiglia delle vittime, vivono da tre mesi in un’altra abitazione. “Ci sembra tutto così strano dice il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone – ci stringiamo attorno ai familiari che affrontano ora una nuova tempesta. Abbiamo fiducia negli investigatori che fanno il loro lavoro”.

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA