‘Non è emergenza energia’, a Chigi il punto su sicurezza e migranti

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    C’è attenzione, ma nessuna emergenza. Da Palazzo Chigi si cerca di abbassare la tensione sulla crisi energetica generata dal conflitto in Iran, senza nascondere però la preoccupazione sull’evoluzione imminente del conflitto. Si attende di capire se alle minacce di Donald Trump seguiranno azioni dirompenti che possono aggravare lo scenario o se – come nel braccio di ferro sui dazi con l’Ue – siano il prologo per un accordo con l’Iran.

    Ad ogni modo, lo sviluppo avrà inevitabilmente un impatto anche sul discorso di Giorgia Meloni, chiamata giovedì a tenere un’informativa in Parlamento sulla “azione” del suo governo. All’antivigilia dell’appuntamento la premier è stata brevemente a Palazzo Chigi, e si è focalizzata sulla limatura del suo intervento, che potrebbe rivelarsi più un discorso alla nazione che alle Camere, ragionano fonti di maggioranza.

    Nelle stesse ore i provvedimenti su sicurezza e migrazione sono stati al centro di una riunione di governo con i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia), Matteo Piantedosi (Interno), la Ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta e Gaetano Caputi, capo di Gabinetto della premier. Dalle presenze è facile capire che si cerca la quadra sulle risorse necessarie per i provvedimenti sul tavolo, inclusi il decreto sicurezza, la delega sull’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo e quella per il riordino della polizia locale.

    Il dossier sicurezza e le misure in cantiere “contro il lavoro povero” si annunciano centrali nell’informativa con cui, a tre anni e mezzo dalle dichiarazioni programmatiche con cui debuttò da presidente del Consiglio, Meloni dovrebbe segnare la nuova fase dell’esecutivo, dopo la debacle al referendum sulla giustizia. Una ripartenza dopo settimane di fibrillazioni, fra la sostituzione del ministro del Turismo Al caso della ‘Bisteccheria d’Italia’ che ha portato alle dimissioni il sottosegretario Andrea Delmastro, nonché quello della rivelazione di Claudia Conte sulla relazione con Piantedosi.

    Ma soprattutto l’inasprirsi del conflitto in Iran. Meloni alle Camere parlerà anche del suo viaggio nel Golfo prima di Pasqua, da cui – spiegano i suoi – è tornata con la convinzione di aver dimostrato ad Emirati, Arabia e Qatar che l’Italia c’è ed è pronta a fare la sua parte. Un elemento cruciale in un momento in cui sono in pericolo le forniture di petrolio da quel quadrante. Con Algeria, Libia e Azerbaigian si lavora invece per le forniture di carburante per aerei, in uno scenario che nel governo si definisce non emergenziale, al di là delle parole con cui il ministro della Difesa Guido Crosetto, in un’intervista al Corriere della Sera, ha spiegato che “si teme” il rischio che “non tutto ma molto” si blocchi nel giro di un mese.

    La situazione, si ragiona nell’esecutivo, potrebbe precipitare se lo Stretto di Hormuz restasse bloccato per mesi con conseguenze paragonabili ai tempi dell’austerity del 1973 provocata dalla guerra del Kippur. Una prospettiva che ora è considerata inesistente. Per questo motivo, ai piani alti dell’esecutivo escludono l’ipotesi di fare ricorso a misure drastiche come quelle incluse nelle raccomandazioni diffuse dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) il 20 marzo, come smart working, razionamento dei carburanti, le targhe alterne o la riduzione dei limiti di velocità per le auto. I tecnici del Mase stanno completando i monitoraggi. anche sulla base del piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale. E nelle prossime ore il ministro Gilberto Pichetto si confronterà con Meloni.

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