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No Tav, 450 identificati per gli scontri

Sono 450 al momento gli identificati per gli scontri di ieri in val di Susa durante la protesta No Tav. Lo si apprende da fonti qualificate. Superano quota 120 i feriti tra le forze dell’ordine. In particolare sono 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 militari della guardia di finanza.

Le forze dell’ordine sono al lavoro ancora stamattina, dalla serata di ieri, per repertare i danni riportati nei cantieri della Tav in Val di Susa, nel Torinese, e avviare le indagini, in seguito agli assalti effettuati dai No Tav nel corso della manifestazione di ieri, nell’ambito del Festival Alta felicità. Non risultano feriti tra gli operai dei cantieri Telt, mentre i danni risulterebbero notevoli e non sono ancora chiari i tempi con cui sarà possibile ripristinare le attrezzature.

“Una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di quindici anni dall’esperienza Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi”. Ad affermarlo è il movimento No Tav, a conclusione della marcia di ieri nell’ambito del tradizionale Festival dell’Alta felicità in Val di Susa, nel Torinese, parlando della presenza di “20.000 persone”.

“Da Mattarella a Salvini – dicono – l’arco istituzionale si è espresso nelle ore successive. Solidarietà alle forze dell’ordine e narrazioni che dipingono i No Tav come “il frutto marcio della sinistra” rappresentano la pochezza che incarnano le opzioni politiche oggi. La differenza sostanziale con chi spreca parole per dare dei facinorosi e degli incappucciati a chi partecipa attivamente alla costruzione di un mondo migliore è che questi politicanti tentano in maniera abbozzata e a tratti autoritaria di affrontare volenti o nolenti i frutti marci della loro crisi, noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a ingiustizia e sfruttamento”.

“Al momento del rientro della manifestazione – raccontano i No tav – la polizia, coadiuvata dalla digos, ha accerchiato le persone presenti entrando sui binari della stazione di Bruzolo identificando i presenti che sono stati lasciati andare poco dopo. Una reazione che non lascia spazio a tante interpretazioni: da una parte la vendetta per essere stati presi in fallo da più punti della valle, e dall’altra la necessità, già intravista nei giorni prima del festival con massicci posti di blocco e identificazioni, di dare un’immagine di rinnovata solerzia alla polizia di stato soprattutto dopo l’ultimo fatto che ha visto la morte di Fakir per mano di alcuni agenti di polizia”. “I politicanti di ogni risma – concludono i No Tav – devono mettersi il cuore in pace, il Tav è tornato ad essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che mai e oggi li ha decisamente battuti. A sarà dùra!” la chiosa col motto in dialetto ormai storico del movimento.

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