E’ morto a causa della gravissima ferita all’addome Yassine Mirinioui, maghrebino di 36 anni accoltellato ieri pomeriggio sulla spiaggia libera del Prolungamento, a Savona. Nonostante l’intervento chirurgico effettuato durante la notte, il giovane uomo non ce l’ha fatta. Un omicidio che ha sconvolto la comunità savonese: una lite feroce, hanno detto alcuni bagnanti che sono stati testimoni di quanto accaduto sulla spiaggia. Qualcuno ha detto alla polizia di aver sentito dire all’aggressore: “Impara a comportarti meglio“. Poi le coltellate da parte dell’assassino che si è costituito nel pomeriggio in commissariato a Lambrate: è un 52enne italiano, ora accusato di omicidio.
All’origine della lite ci sarebbero state tensioni sul posto-letto, tra due senza fissa dimora. A raccontarlo è stato proprio il 52enne che potrebbe essere a breve sottoposto a fermo congiunto di polizia e carabinieri. Si tratta di un uomo originario del Veneto ma residente a Savona anche se di fatto abituato a vivere ai margini, tra centri di accoglienza e palazzi dismessi, con qualche precedente per reati contro il patrimonio. “Non volevo ucciderlo“, avrebbe detto agli investigatori delle ‘Volanti’ che lo hanno sentito oggi in Questura, a Milano. Città che conosceva bene perché vi aveva vissuto nel 2023. Forse anche per questo ha deciso di costituirsi nel capoluogo lombardo.
Saranno le indagini avviate dai carabinieri a chiarire definitivamente il movente. Tutto è successo in pochi minuti, domenica pomeriggio sulla spiaggia affollata come sempre. La lite, vicino alla tenda dove l’uomo maghrebino si trovava, ha richiamato molti bagnanti. Poi a un certo punto, l’italiano ha estratto il coltello e ha colpito Yassin all’addome. Una ferita profondissima, letale. Il maghrebino si è accasciato a terra ed è riuscito a trascinarsi per qualche metro vicino all’area giochi dove non ce l’ha fatta più. Il killer invece è scappato via, verso ponente. I bagnanti, per lo più choccati, hanno chiamato i soccorsi. Ai medici inviati dal 118 la situazione è parsa immediatamente gravissima: la ferita al basso ventre era così profonda e lacerata che poteva essere fatale. L’uomo era in arresto cardiaco quando è stato soccorso: intubato e stabilizzato, è stato portato immediatamente all’ospedale.
Durante la notte le sue condizioni si sono aggravate tanto che è stato deciso un intervento d’urgenza. Ma Yassine non ce l’ha fatta e così è morto poco prima dell’alba. Mentre Yassine ancora combatteva in ospedale tra la vita e la morte il suo aggressore ha continuato a scappare. Fino a un certo punto le telecamere hanno mostrato dove si trovava poi, alla fine, è stato lui stesso a chiamare il 112 per dire chi era e dov’era: “Sono a Lambrate, in un bar vicino al parco della Rimembranza”. Il poliziotto che ha risposto l’ha tenuto al telefono fino a quando una volante del commissariato di Lambrate non è arrivata a prenderlo. E’ stato portato in commissariato per essere interrogato dalla squadra mobile. La sua fuga è finita in Lombardia. Adesso dovrà rispondere di omicidio.
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