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Morto il sociologo e filosofo Edgar Morin, aveva 104 anni

Il sociologo e filosofo Edgar Morin, figura di spicco della vita intellettuale francese, è morto ieri all’età di 104 anni. Lo ha appreso oggi l’Afp dalla moglie.

Gigante del pensiero con forti inclinazioni politiche di sinistra, è stato autore di un’opera variegata, nota ben oltre i confini francesi, che si contrapponeva alla sociologia tradizionale, presentandosi come una riflessione sull’umanità basata su dati scientifici.

“Fino ai suoi ultimi giorni, Edgar Morin è rimasto attento al mondo, agli altri e alle grandi sfide umane che hanno nutrito il suo pensiero”, ha dichiarato la moglie Sabah Abouessalam Morin in una nota all’Afp.

“Oggi il vuoto che lascia è immenso. Ma il suo coraggio, la sua fedeltà alle persone e alle idee, il suo rigore morale e la sua speranza continuano a guidarci”, ha aggiunto. Nonostante l’età avanzata, Edgar Morin è rimasto una figura di spicco e influente nel dibattito intellettuale. Le sue riflessioni sulla natura mutevole dei nostri stili di vita, con l’accelerazione della globalizzazione, rivelano molto sul nostro tempo. Insignito di lauree honoris causa da 38 università straniere, è stato autore di circa 40 libri, molti dei quali tradotti. L’originalità di questo ebreo laico, che si considerava un “predatore di conoscenza”, risiedeva nel suo rifiuto della frammentazione del sapere, a favore di una visione culturale e scientifica multidisciplinare. Storico, filosofo e scienziato, ha cercato di abbattere i confini tra le discipline. Nel quinto volume della sua opera magna in sei volumi, ‘Il Metodo’, scrisse: “Più sappiamo dell’umanità, meno la comprendiamo. Le divisioni tra le discipline la frammentano, la svuotano di vita, di sostanza, di complessità, e alcune scienze che si definiscono umane arrivano persino a prosciugare la nozione stessa di umanità”.

Edgar Nahoum nacque figlio unico l’8 luglio 1921 a Parigi, in una famiglia ebrea originaria di Salonicco, in Grecia, emigrata a Parigi. Nel 1941 si iscrisse al Partito Comunista e si unì alla Resistenza con lo pseudonimo di Morin. La sua opera ebbe un forte impatto con la pubblicazione, nel 1959, di ‘Autocritica’, in cui racconta la sua espulsione dal Partito Comunista Francese (Pcf), di cui era stato una figura di spicco, e la sua cecità nei confronti dello stalinismo. In quel periodo fu anche uno dei fondatori del comitato di intellettuali contro la guerra d’Algeria.
   

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