Mondiali: gli Usa alla sfida sicurezza fra guerre e stretta ai migranti

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    Una sfida senza precedenti per l’apparato di sicurezza americano. A poche ore dal calcio di inizio dei Mondiali, gli Stati Uniti affinano i dettagli dell’imponente macchina messa a punto per garantire lo svolgimento della Coppa del Mondo tanto voluta da Donald Trump. 

    Per le forze dell’ordine il compito non è facile

    La guerra in Iran, gli attentati al presidente (l’ultimo in ordine temporale alle cena dei corrispondenti della Casa Bianca) e il timore di attacchi informatici rendono particolarmente complessa l’azione delle autorità per garantire la sicurezza dei tifosi e delle squadre. Non facile neanche il compito degli agenti dell’immigrazione.

    Le dure disposizioni imposte dall’amministrazione Trump agli ingressi stanno già scatenando le polemiche.

     

    L’arbitro somalo Omar Artan è stato fermato, interrogato per 11 ore e poi messo su un volo di ritorno per Istanbul, dove si trova attualmente. La Somalia, paese inviso a Trump perché patria della deputata democratica nemica Ilhan Omar, ha difeso il suo fischietto e ha cercato una “soluzione immediata” senza però riuscire nell’impresa. Anche a Teheran sono montate le polemiche, con la federazione calcistica iraniana che ha accusato gli Stati Uniti di averle revocato la sua quota di biglietti ponendo un “ostacolo” alla presenza dei tifosi iraniani.

    ‘E’ come avere 78 Super Bowl in 39 giorni’

    I Mondiali sono “per noi è come avere 78 Super Bowl in 39 giorni”, ha detto Andrew Giuliani, il figlio dell’ex sindaco di New York nominato direttore esecutivo della task force per la Coppa del Mondo della Casa Bianca. Il torneo è classificato a livello di sicurezza federale proprio come la finalissima del football americano, ovvero appena al di sotto dell’insediamento di un presidente o di una convention politica. I Mondiali coincidono inoltre con i festeggiamenti per i 250 anni degli Stati Uniti che culmineranno il 4 luglio dopo settimane di eventi. Secondo le autorità, finora non ci sono minacce credibili ma l’allerta è massima considerati i recenti accoltellamenti alla stazione di Penn Station a New York e i tafferugli fra i tifosi e la polizia alla terza partita delle finali dell’Nba.

    L’Fbi ha trascorso due anni per prepararsi all’evento traendo lezioni importanti dalla parata del Giorno del Ringraziamento a New York e alle celebrazioni a Times Square per il Capodanno, ma anche dalla più recente parata dell’Israel Day nella Grande Mela. Per difendere gli stadi saranno impiegati droni in grado di intercettare e fermare eventuali oggetti nello spazio aereo chiuso, cani robot per l’ispezione di borse, camion a raggi x e migliaia di telecamere munite di intelligenza artificiale. Per garantire la sicurezza spunti sono stati presi anche dalle finali dell’Nba fra i Knicks e gli Spurs di San Antonio.

    La presenza di Trump alla terza partita al Madison Square Garden è stato un primo banco di prova di quello che potrebbe essere il presidente-spettatore a una della partite dei Mondiali. Per ora Trump non ha comunicato se e a quali partite parteciperà ma la sua voglia di portare la Coppa del Mondo negli Stati Uniti e la sua stretta amicizia con Gianni Infantino lasciano immaginare che sarà presente ad alcuni incontri, augurandosi di essere accolto fra meno fischi di quelli ricevuti dai tifosi dei Knicks.

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