Assicura di non pentirsi “di nulla” nel rapporto con Donald Trump. E di essersi mossa “nell’interesse nazionale”, lo stesso nel nome del quale Giorgia Meloni al vertice Nato conferma l’impegno italiano ad aumentare le spese per la difesa, ma “in modo sostenibile, stabilendo noi tempi, modi e priorità”, e gli investimenti “devono restare in patria”. È la narrativa per affrontare una necessità “impopolare” ma cruciale per la “sovranità”. La lunga campagna elettorale è partita. In cima alle priorità la premier ora ha messo dossier e impegni nazionali. Quindi lunedì sarà a Palermo per commemorare Giovanni Falcone e Antonio Tajani volerà al suo posto a Parigi per il summit dei Volenterosi: “Non c’è alcun disimpegno sull’Ucraina. Ma nemmeno posso permettermi un disimpegno sull’Italia”.
È ricca di spunti la conferenza stampa che Meloni tiene prima di lasciare Ankara, 28 minuti in cui liquida in appena 140 secondi le due domande su Trump. I loro rapporti non sono più speciali come un tempo ma solo “cordiali”, aggettivo che la stessa premier ha usato dopo la cena dei leader. Passata la notte (in cui Tajani ha avuto il secondo incontro in poche ore con il segretario di Stato americano Marco Rubio), all’indomani il presidente Usa torna a criticarla per non aver concesso le basi Usa all’offensiva in Iran (“È stata pessima”). E quando, poco dopo, le passa davanti per la foto di famiglia, lei sta sorridendo ma guarda altrove, gli sguardi nemmeno si incrociano.
È praticamente l’unica immagine dei due insieme.
Ai piani alti del governo si sceglie il complicato esercizio di scindere le parole di Trump dai fatti, al netto del gelo nel rapporto personale con Meloni. Nel frattempo alle offese non si risponde, sempre che non si vada oltre un certo limite. Del post con cui l’inquilino della Casa Bianca ha evocato un ordine restrittivo nei suoi confronti, la presidente del Consiglio non vuole parlare: “Avevo detto che non sarei tornata sull’argomento”. E guardando al passato non contempla errori.
“Non mi pento assolutamente di nulla”, chiarisce rivendicando di aver investito sul rapporto con Trump “per l’unità dell’Occidente”. Contava che “potesse essere più semplice”, per le “affinità su immigrazione e cultura woke”. E se anche “le cose stanno andando come abbiamo visto non cambio idea su quale sia l’interesse italiano”. È lapidaria sulle basi: negarle ai bombardieri Usa è frutto di “una linea chiara”, l’Italia rispetta gli impegni ma “non partecipa” agli attacchi in Iran.
Quell’offensiva, tra l’altro “non ha portato risultati concreti”, secondo Meloni, ben distante dal fervore con cui Mark Rutte ha giustificato anche l’ultima ondata di bombardamenti.
C’è il rischio di contagio nel resto del Medio Oriente, mentre “è un’ottima notizia” che i negoziati fra Israele e Libano possano proseguire a Roma.
Sulla crisi ucraina, invece, la premier si confronta con Volodymyr Zelensky. Dopo il bilaterale la nota parla solo di assistenza alla popolazione civile e forniture energetiche. Ma a domanda Meloni risponde che “l’Italia proseguirà” a fornire aiuti militari e che “il ministro Crosetto sta facendo una valutazione”. È uno dei nodi divisivi nel centrodestra, con la Lega che da tempo ha alzato barricate e su cui, dall’esterno della coalizione, è pronto ad attaccare Roberto Vannacci. Il ricorso al Safe è stato accantonato e pure l’adesione al Purl (l’acquisto di armi dagli Usa da girare a Kiev).
Il vertice Nato non era la sede dove prendere nuovi impegni, ma l’attuale 2,8% del Pil in difesa crescerà. Si parla di 19 miliardi nei prossimi due anni. Lo 0,15% autorizzato dal Parlamento ma non usato per il 2026 si sommerà allo 0,15% autorizzato per il 2027: in quel +0,3%, assicura il ministro della Difesa Guido Crosetto, “non si prevedono soldi per armi ma per sicurezza e personale”. Sul tema Meloni manda un messaggio doppio. Uno alla Nato, insistendo sul fatto che le spese per la difesa devono includere anche quelle per “la sicurezza che tocca la vita quotidiana dei cittadini”. E uno all’opinione pubblica.
È uno sforzo necessario, rimarca, ma da fare “con equilibrio”.
Per respingere le accuse di “chiudere gli ospedali per comprare carri armati”, garantisce di “non essere disposta a togliere risorse ad altri capitoli” che considera “ugualmente importanti”. Inutile pensare a quello che si potrebbe fare senza i vincoli di bilancio Ue e le elezioni in vista. La premier ci ride su: “Se mio nonno avesse le ruote…”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








