Medio Oriente, Sanchez: ‘Non si gioca alla roulette russa con la vita della gente’. Starmer a Trump: ‘Abbiamo imparato la lezione dell’Iraq’

    5

    “La posizione della Spagna si riassume in poche parole: no alla guerra”. E’ quanto ha detto il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa, all’indomani delle minacce del presidente statunitense Donald Trump di interrompere le relazioni commerciali con Madrid per il rifiuto di autorizzare l’utilizzo delle basi congiunte di Moron e Rota, in Andalucia, nell’operazione israelo-statunitense contro l’Iran. “La domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, pertanto, della pace”, ha anche detto il premier spagnolo nell’esigere “una soluzione diplomatica e politica” ai conflitti in Medio Oriente.

    “Spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, per guasti tecnici, per eventi imprevisti, pertanto dobbiamo imparare alla storia. E non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”. Lo ha detto il premier spagnolo, Pedro Sanchez, in una dichiarazione istituzionale dal palazzo della Moncloa, nel chiedere alle “potenze coinvolte nel conflitto” in Medio Oriente di “cessare immediatamente le ostilità e puntare sul dialogo e la diplomazia”.

    La guerra in Iraq del 2003 “ha portato a un mondo più insicuro e a una vita peggiore” e il conflitto attuale di Stati Uniti e Israele con Iran “non poterà a un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né migliori servizi pubblici, né un ambiente più sano”. Lo ha dichiarato il premier spagnolo Pedro Sanchez, intervenendo sulla crisi in Medio Oriente. “Il mondo, l’Europa e la Spagna ci sono già passati”, ha affermato, ricordando che “23 anni fa gli Stati Uniti ci trascinarono in una guerra per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, per portare la democrazia e garantire la sicurezza globale. In realtà produsse l’effetto contrario”. Secondo Sanchez, quel conflitto provocò “insicurezza, aumento del terrorismo jihadista e un aumento dei prezzi dell’energia. Quello fu il regalo del trio delle Azzorre: un mondo più insicuro e una vita peggiore”, ha segnalato. “E’ presto per sapere se la guerra in Iran avrà conseguenze simili”, ha anche rilevato il leader socialista, ma si è detto certo che “non ne uscirà un ordine internazionale più giusto”. Constatando l’attuale “instabilità”, il premier ha ribadito che “la Spagna è contro questo disastro”. “E’ inaccettabile che alcuni presidenti usino il fumo della guerra per coprire i pripri fallimenti e riempire le tasche dei soliti, quelli che guadagnano quando non si costruiscono ospedali ma missili”, ha concluso.

    Starmer a Trump, ‘abbiamo imparato la lezione dell’Iraq’

    “Il Regno Unito non è coinvolto negli attacchi contro l’Iran dopo aver appreso la lezione della guerra in Iraq”. Lo ha dichiarato Keir Starmer nel corso di un evento coi rappresentanti delle comunità di origine pachistana e palestinese in occasione del Ramadan, in quella che rappresenta una risposta indiretta alle dure accuse di Donald Trump. Starmer ha difeso la posizione di Londra, senza citare The Donald, ma sottolineando l’importanza di pace, giustizia e sicurezza in Medio Oriente e il fatto che “abbiamo già perso troppe vite, tra cui le donne e i bambini a Gaza”. “Sono determinato a far sì che oggi si imparino e si seguano le lezioni del passato”, ha aggiunto.

    Madrid, ‘sorpresi dalla mancata solidarietà di Berlino’

    Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha espresso “sorpresa” alla Germania per la mancata solidarietà del cancelliere Friedrich Merz, durante la conferenza stampa martedì alla Casa Bianca in cui il presidente statunitense Donald Trump ha espresso dure critiche alla Spagna sul dossier Iran e sulle basi militari. “Gli ho trasmesso la nostra sorpresa per quelle parole”, ha detto Albares nel riferirsi alle dichiarazioni di Merz, secondo cui la Spagna “è l’unico Paese” tra gli alleati Nato che non accetta di elevare al 5% del Pil la spesa militare.

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA