Risale la tensione fra Usa e Iran dopo l’abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano da combattimento – il primo in questa guerra – sullo Stretto di Hormuz e la rappresaglia annunciata da Donald Trump, nonostante i due piloti siano “sani e salvi”. “Sono appena stato informato dalle nostre grandi forze armate che, la scorsa notte, gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi Apache mentre pattugliava lo Stretto di Hormuz”, ha rivelato il commander in chief su Truth, avvisando che “gli Stati Uniti devono necessariamente rispondere a questo attacco”.
L’AH-64 Apache è precipitato domenica nei pressi delle coste dell’Oman, mentre stava “pattugliando le acque regionali”. Trump aveva già riferito che i due piloti stavano “bene”, ma era in attesa di un rapporto del Pentagono sulle cause dell’incidente. Armato con missili Hellfire, l’Apache è uno dei tipi di velivoli più temibili che operano nella regione: pattugliano la strategica via navigabile in parte per scoraggiare gli attacchi di piccole imbarcazioni e per abbattere i droni, ma si sono spinti sempre più vicino al territorio iraniano, comprese le isole controllate dall’Iran nello stretto e nel Golfo Persico. I due piloti sono stati salvati nel giro di due ore da un drone navale di superficie – dal design simile a un motoscafo – che li ha trasportati a terra: prima operazione di questo tipo condotta dalle forze Usa. In aprile i pasdaran avevano già abbattuto un caccia F-15E Strike Eagle e due membri dell’equipaggio erano stati tratti in salvo con un blitz ad alto rischio dopo essersi catapultati dal velivolo danneggiato ed essere atterrati in territorio ostile. Teheran ha già distrutto anche circa 30 droni Reaper, mentre alcuni caccia Usa sono andati persi a causa del fuoco nemico e amico dall’inizio della guerra.
Ad aggravare la situazione ora è anche la prosecuzione dei raid israeliani in Libano. “Se gli dico di fare qualcosa, lui la fa”, ha detto Trump negando che Benjamin Netanyahu lo abbia sfidato attaccando l’Iran domenica perché, ha spiegato alla Bbc, “i missili erano già in viaggio” quando lo ha strigliato al telefono. Ma il premier israeliano continua a prendersi carta bianca in Libano, rischiando di far saltare l’accordo con Teheran, che il tycoon intravedeva “nel giro di 2-3 giorni” prima dell’abbattimento dell’Apache. Il regime degli ayatollah lega infatti la firma a una tregua su tutti i fronti, compreso il Paese dei cedri, dove opera la milizia alleata di Hezbollah.
Secondo l’ultimo bilancio quotidiano del ministero della Sanità libanese, almeno 29 persone sono state uccise e altre 133 sono rimaste ferite nelle ultime 24 ore nei bombardamenti israeliani nel sud e nell’est del Paese. Il raid peggiore a Tiro, il più mortale in questa città da quando i combattimenti sono scoppiati all’inizio di marzo: ben otto morti in un singolo attacco alla periferia orientale. Negli attacchi incrociati si registrano due membri della difesa aerea iraniana uccisi domenica e un drone lanciato lunedì dagli Houthi – alleati di Teheran – su Eilat ma intercettato dall’Idf, mentre immagini satellitari suggeriscono che la base aerea di Ramat David dell’aeronautica israeliana, nel nord di Israele, abbia subito danni durante gli attacchi missilistici dei pasdaran. Trump è convinto di essere alle battute finali e che “in due settimane dichiareremo la vittoria totale”, ma la Cnn ha calcolato che il commander in chief ha annunciato ben 37 volte che un accordo con l’Iran sarebbe stato imminente. Anche una fonte pakistana ha riferito ad Al Arabiya che “Islamabad sta comunicando con tutte le parti coinvolte per raggiungere un accordo entro questa settimana”.
Il rappresentante dell’Iran all’Onu, Saeed Iravani, dal canto suo, ha detto di sperare che i negoziati si concludano entro la fine di questo mese, ma ha ribadito che il cessate il fuoco dovrà essere “globale” e riguardare “l’intera regione, Libano compreso”. Mentre un funzionario iraniano ha insistito che “non ci sarà alcun accordo con gli Usa prima della revoca delle sanzioni e del rilascio dei beni iraniani congelati”. E che “qualsiasi violazione del cessate il fuoco influenzerà i colloqui tra Teheran e Washington”. Resta quindi il rischio di una nuova escalation con i raid israeliani in Libano e di nuove tensioni fra Trump e Netanyahu. Perché, come ha riconosciuto anche il vicepresidente JD Vance, “a volte gli interessi Usa e di Israele non sono gli stessi”.
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