Medio Oriente: il violoncello tra le macerie di Beirut, la musica sfida la guerra

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    Tra i palazzi sventrati e le strade coperte di polvere della periferia sud di Beirut, all’alba risuona il timbro grave di un violoncello. A Haret Hreik, uno dei quartieri della capitale libanese più colpiti dalla furia di Israele, il musicista libanese Mahdi Sahili ha scelto di sedersi tra le macerie e suonare due brani di Antonin Dvorak e Aram Khatchatourian.

    Il video, diffuso sui social, è diventato virale. E racconta con poche immagini il dolore causato dalla guerra, ricordando altri gesti simili nati nelle martoriate città: il pianoforte suonato tra le rovine del campo palestinese di Yarmuk a Damasco da Ayham Ahmad e il violoncello del musicista bosniaco Vedran Smailović che, durante l’assedio di Sarajevo, suonava tra le strade bombardate sfidando i cecchini.

    Nelle immagini Sahili appare seduto con il suo strumento tra le rovine ancora fumanti del quartiere, considerato roccaforte di Hezbollah e teatro di sistematici bombardamenti israeliani.

    La zona era stata distrutta nel 2006 ed è stata ripetutamente presa di mira dallo Stato ebraico nei successivi round di guerra contro il movimento armato filo-iraniano.

    Il musicista non vive a Haret Hreik. Ma racconta di sentirsi profondamente legato a questo quartiere. “La periferia sud di Beirut mi è cara al cuore”, afferma parlando ai media libanesi.

    Trent’anni, formatosi al Conservatorio nazionale libanese, per vivere Sahili lavora come programmatore informatico. “La musica occupa il cinquanta per cento della mia vita”, racconta, tra lezioni e piccoli eventi musicali. Il video è stato registrato all’alba, durante una breve pausa tra i bombardamenti israeliani. Il musicista si è fermato solo pochi minuti in via Luce (sharia Nur), nel cuore di Haret Hreik. “Ho rischiato ma sono rimasto solo un quarto d’ora”, racconta. “Il tempo di suonare due brani, filmarmi e andare via”.

    Per Sahili il gesto è un messaggio. “Si può resistere in tanti modi”, dice. “Attraverso la cultura, le armi o qualsiasi altro mezzo. In fin dei conti è sempre del nostro paese!”.

    In arabo il violoncello è talvolta soprannominato “la voce del vecchio saggio triste”, per la sua somiglianza con le frequenze della voce umana. “Quando lo ascolti sembra quasi che qualcuno stia parlando”, dice Sahili, che cita tra i suoi compositori preferiti Bach, Vivaldi e Dvorak.

    Nelle note suonate tra le macerie di Beirut si riflette la malinconia di una generazione cresciuta tra crisi economica, instabilità politica e guerre ricorrenti. Ma anche, dice Sahili, “la volontà di restare e di continuare a vivere”. 
       

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