Max Giusti, ‘io tra The Wall, 40 anni di carriera e Il Marchese del Grillo’

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    Ne ha fatta di strada quel ragazzo di Roma Ovest, mamma sarda e papà marchigiano, che si esibiva nei locali “dove si prendeva l’applauso o i sacchetti di segatura”, cresciuto a ‘pane e Alberto Sordi’, che ora presidia la fascia preserale di Canale 5, da lunedì 13 luglio con The Wall, e si prepara a festeggiare 40 anni di carriera il 16 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma con uno show evento, ‘Quaranta e Sto’. “Questi 40 anni mi hanno reso un uomo più grande, spero anche un artista più bravo”, sorride Max Giusti in un incontro con la stampa alla vigilia dello spettacolo. E anticipa il prossimo progetto, “portare in scena Il Marchese del Grillo, al Sistina”.

    Con The Wall, il format con l’iconico ‘muro’ che può cambiare, in un istante, la vita dei concorrenti, raccoglie il testimone da Gerry Scotti, come era accaduto lo scorso anno con Caduta Libera, facendo compagnia ai telespettatori per tutta l’estate, sette giorni su sette. “Ringrazio Gerry, mi ha accompagnato ad Atene per la puntata pilota. È un totem della tv”, racconta Giusti. Nella televisione dei reboot e dell’usato sicuro, l’attore e conduttore non vuole più rischiare: “Voglio fare tutti titoli confortevoli, rassicuranti, rodati. Su dieci programmi nuovi – ora non se ne fanno più, ma fino a cinque anni fa si provava – sette chiudevano alla prima edizione; di questi, tre non arrivavano alla terza puntata, cinque chiudevano prima della fine, sette-otto sparivano dopo la prima edizione.

    Immaginate per un conduttore cosa voglia dire: ogni flop che fai, normalmente ci metti due anni a farlo dimenticare. Quando si chiede un programma nuovo, si chiede anche al pubblico di dare tempo per farlo crescere, anche perché gli stessi che invocano novità, il giorno dopo dicono: ma che schifo!”. Intanto, in attesa della nuova stagione di Scherzi a Parte, che tornerà l’anno prossimo, rivela di “aver testato programmi che pensavo non potessero più essere contemporanei, e invece con degli aggiustamenti funzionano”, aggiunge senza spingersi oltre, anche se è noto che nei piani editoriali di Mediaset ci sono Passaparola e Ok, il prezzo è giusto!. Da spettatore, invece, Giusti cita tra i titoli preferiti innanzi tutto “Portobello: mi piaceva moltissimo Dove sei? (la rubrica dedicata agli appelli per i ricongiungimenti, ndr), perché c’erano quei signori che avevano combattuto la guerra mondiale e si reincontravano, dalle trincee”. E poi “Non Stop” di Enzo Trapani, con i Gatti di Vicolo Miracoli, la Smorfia con Troisi, i Giancattivi, da lì ho imparato”.

    Sul palco della Cavea porterà la sua storia di oltre 4.000 esibizioni, tra risate, emozioni, incontri, aneddoti, nuovi monologhi e parodie cult come quella di Alessandro Borghese. “Il 50% è contemporaneo, il 50% pesca negli ultimi 15-16 anni”, spiega. “Negli anni la ricerca, nei miei spettacoli, è stata far sparire la morale, il ‘passaggetto’ serio prima di chiudere, la riflessione”. Piuttosto ha scelto di rispolverare l’archetipo del ‘burino’, e “quello che è stato per me il posto più democratico: la discoteca, perché lì si annullano tutte le differenze sociali. E magari dopo tre ore di cazzate riesci pure a rimorchiare una dei Parioli”. Poi scherza: “Nel 1987 andai ai Parioli senza navigatore, e non era semplice. Allora il nostro navigatore era Tutto Città. E magari dopo aver vissuto tutta la vita tra la tavola 47 e 48, al Trullo, dovevi andare a prendere una a Piazza Ungheria, a tavola 3… Partirò un po’ da questa voglia di rivalsa”. “Se è difficile essere sul palco della Cavea? Il difficile era arrivarci”, ride Giusti.

    Showman, attore, comico, imitatore, conduttore e doppiatore, ma anche “grande sognatore”, il suo sogno televisivo lo sta già vivendo: “La prossima annata sarà molto impegnativa, ma io sento una grande fiducia da parte dell’editore: vorrei riuscire a portare a casa buoni risultati. L’anno scorso, tra Caduta Libera e poi Scherzi a Parte, penso ci sia stata un po’ un’accettazione da parte del pubblico di Mediaset, cosa non scontata, visto che non tutti i ‘traslochi’ hanno funzionato”. E Sanremo? “Se Mediaset se lo prende…”, risponde con una battuta.

    Quanto al cinema, dopo tre film da protagonista, La Seconda Chance, Dicono di Te e Appena un Minuto, “è difficilissimo farlo se si fa televisione. Se stai in tv tutte le sere a condurre Caduta Libera, è più complicato essere credibili in un altro ruolo. Un’idea che mi piacerebbe è raccontare un po’ di italianità”, sul filo dell’eredità di Sordi. “Da bambino, figlio unico, d’estate stavo sempre a casa, e c’era Storia di un italiano con Giancarlo Governi: ogni giorno alle due del pomeriggio davano un film di Sordi”. In cantiere ha il progetto di “rifare Il Marchese del Grillo con il Sistina”. A teatro, confessa, “mi piacerebbe anche fare Aggiungi un posto a tavola, ma non c’ho la faccia da prete, al massimo da curato di campagna”. La sua unica regola, chiosa, è “far ridere, spero in maniera non banale. Ormai tutti hanno così tante certezze, e sono così pronti a rimangiarsele dopo due minuti… Io no, per me tra il bianco e il nero c’è sempre una zona di grigio”. Non è d’accordo con Francesco De Gregori: “Premesso che ha scritto la canzone della mia vita, La Leva Calcistica della Classe ’68, penso che chi vuole veicolare un messaggio debba essere libero di farlo, poi se ne assume le responsabilità”. 
       

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