Mattarella: ‘Libano Paese indipendente sotto una pioggia di bombe’

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    Il Libano è un “Paese indipendente con un nuovo presidente e un nuovo governo che sta procedendo a una stabilizzazione crescente con una progressivo disarmo di Hezbollah”. Bene, questo Paese oggi è sotto “una tempesta di bombardamenti devastanti”. Non cita mai i nomi ‘Donald Trump e Benjamin Netanyahu’ ma il presidente della Repubblica oggi è stato chiaro come non mai nell’esprimere il suo pensiero su quanto sta accadendo tra Iran e Libano e, soprattutto, sulle minacce dell’amministrazione americana di uscire dall’Alleanza Atlantica. Un’Alleanza, ha spiegato Sergio Mattarella dalla repubblica Ceca dove si trova in visita ufficiale, che oggi serve più che mai, sia agli Stati Uniti che all’Europa. Perché questo è l’Occidente, un mondo legato da “valori indissolubili”.

    Proprio nelle ore in cui Trump sta incontrando il segretario generale della Nato Mark Rutte al quale ha riversato tutto il suo disappunto per il mancato sostegno alla guerra in Iran – “non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo” – il capo dello Stato ne discute con il presidente ceco Petr Pavel, atlantista ed europeista. Mattarella non è d’accordo con le accuse americane, con l’idea che l’Europa abbia voltato le spalle agli Usa e ci tiene a spiegarlo in una conferenza stampa nel castello di Praga: “quando vi è un conflitto va considerato non solo l’andamento bellico ma anche le conseguenze e le prospettive di divisioni nel futuro e quindi il contributo di chi non partecipa, perchè non belligerante, non è marginale ma importante”.

    Non si tratta di viltà o disimpegno, quindi, ma di una scelta precisa che peraltro si basa sullo statuto stesso di un’Alleanza che è unicamente divisiva. Concetto, quasi ovvio da questa parte dell’Atlantico, ben spiegato da Pavel: “credo che la frustrazione del presidente Trump, quando dice che la Nato non è stata attiva nel conflitto in Medioriente, sia un problema di comunicazione perché – ricorda – la Nato è un’alleanza difensiva che difende i territori degli Stati membri e non partecipa a operazioni al di fuori di questi Stati”. La diplomazia rimane la via maestra e il presidente sferza l’Europa a trovare compattezza sin da subito facendosi sentire in Libano. “C’è un’esigenza che i paesi Ue siano uniti nelle posizioni: per poter dare un contributo occorre concordia e una posizione comune. Si sta costruendo in queste settimane e occorre che questo processo sia completato”. Serve un’Europa che abbia il coraggio delle scelte, la forza d’animo di dire dei ‘No’ al potente alleato americano e indicare con chiarezza quando un Paese più forte attacca il vicino più debole. Lo ha spiegato bene lo stesso Mattarella che ha riferito di aver parlato con Pavel “delle sfide che la Ue ha di fronte e quindi anche dell’Ucraina. La Russia non soltanto ha aggredito un Paese libero e indipendente ma ha anche presentato alla Ue l’esigenza indifferibile di organizzare la propria sicurezza e difesa da pericoli di questo genere”. “Pericoli – ha aggiunto – che oggi riguardano l’Ucraina e che domani potrebbero riguardare qualunque altro Paese. Per questo bisogna procedere velocemente sulla difesa comune europea”. Alleati sì ma progettando un futuro dell’Europa che possa confrontarsi con scenari che oggi solo si intravedono. Concetti peraltro espressi in un Paese diviso dove il premier, Andrej Babis, guida un governo euroscettico e filo-russo tenuto a bada con difficoltà dal presidente Pavel.

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