Nella vita internazionale due mondi, due scuole di pensiero si scontrano: quello di chi impone la sua forza e pensa solo ai suoi interessi e quello di chi invece privilegia la cooperazione multilaterale, condividendo difficoltà e obiettivi con gli altri. Sergio Mattarella non cita mai Donald Trump o Benjamin Netanyahu ma parlando al Quirinale dove ha premiato i nuovi eroi del sociale per la loro visione solidaristica il pensiero di tutti volava sulla nuova guerra dell’amministrazione americana e dalla dirigenza israeliana che sta infiammando il Medio Oriente dopo l’attacco all’Iran. Il presidente della Repubblica è preoccupato e non lo nasconde quando sottolinea come “la guerra sia tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia”.
Una constatazione per certi versi ovvia ma che è la premessa per sviluppare un ragionamento assai politico che potrebbe essere un incipit efficace per le scelte di politica estera del nostro Paese. Due “modi di pensare”, evidenzia Mattarella, quasi a voler far capire che queste due filosofie sono talmente lontane da loro che prima o poi si dovrà scegliere con chi stare. La politica estera, come è noto, dipende dal governo e non dal Quirinale che al massimo tiene la barra dritta sulle scelte fondanti come l’adesione alle Nazioni Unite e all’Unione europea. La guerra è alle nostre porte, ricorda il presidente, e mai come oggi, “in questo nostro tempo difficile è necessario abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione. È necessario vincere la tentazione dell’isolamento”. Il presidente gioca su un doppio binario e sembra parlare ben più in generale quando si rivolge con queste parole agli “eroi” oggi premiati: i vostri “sono gesti e comportamenti di persone che non sono chiuse nel proprio io, che si assumono la responsabilità che le situazioni reclamano”.
Assumersi le responsabilità, quindi. Anche quando nel mondo, “a tutti i livelli, a partire dalla vita quotidiana, fino a quella della dimensione della vita internazionale, si confrontano due modi contrapposti di pensare: quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri, e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme”. Sono parole che non è difficile interpretare e che non suonano certo stonate conoscendo il credo di Mattarella, la sua fede nella necessità del multilateralismo e del dialogo tra pari. C’è del pessimismo nell’intervento del presidente che pure spinge a non arrendersi a quella che definisce “una deriva”.
“Non dobbiamo rassegnarci, né pensare che siano derive inevitabili. Al contrario, occorre aver fiducia. Perché il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà, che a taluno appaiono insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi. E l’Italia – sottolinea il capo dello Stato – di queste doti ne ha grande abbondanza”. Le vostre sono storie che “trasmettono fiducia e speranza”, aggiunge ai tanti premiati dal Quirinale per il proprio altruismo in diversi campi e situazioni. “Siamo in un tempo in cui abbiamo grande bisogno di fiducia e di speranza”, aggiunge quasi tra sé e sé, pensieroso. Perchè, conclude Mattarella, “la scelta di non ignorare le esigenze degli altri fanno crescere la vita della società. Rendono anche più forti le istituzioni”.
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