Malattie rare, con studio Telethon arriva diagnosi in bambini dopo 8 anni di attesa

    6

    Su oltre 1300 casi valutati tra il
    2016 e il 2023, quasi un bambino su due (il 49%) ha ottenuto una
    diagnosi genetica definitiva dopo un’odissea diagnostica durata
    in media circa otto anni. È il risultato del programma di
    Fondazione Telethon per le malattie non diagnosticate,
    coordinato dall’Istituto Telethon di Genetica e Medicina di
    Pozzuoli (Tigem), che coinvolge una rete nazionale di oltre 20
    centri clinici italiani e si è basato su un modello strutturato
    che integra il sequenziamento dell’esoma in trio (prevedendo
    l’analisi simultanea del Dna del bambino e di quello di entrambi
    i genitori) come test di ingresso, analisi bioinformatiche
    avanzate, rianalisi periodica dei dati genetici e un confronto
    continuo tra clinici e ricercatori. Il programma è stato
    documentato in un nuovo studio scientifico internazionale
    pubblicato sulla rivista Genetics in Medicine Open.

       
    Un elemento centrale del programma è la rianalisi sistematica
    dei casi inizialmente irrisolti: man mano che la conoscenza
    scientifica si amplia e i nuovi geni vengono identificati, casi
    un tempo senza risposta diventano diagnosticabili. Questo
    approccio ha già aumentato la resa diagnostica complessiva di
    oltre il 17% tra i casi inizialmente negativi. Lo studio mette
    in evidenza l’elevata complessità genetica delle malattie
    pediatriche rare analizzate, con oltre 330 geni coinvolti: oltre
    il 70% delle mutazioni identificate è di tipo ‘de novo’, cioè
    insorte per la prima volta nel bambino.

       
    Nel periodo analizzato dallo studio, il programma ha contribuito
    all’identificazione di 16 nuovi geni responsabili di malattie
    genetiche rare, validati attraverso collaborazioni
    internazionali e studi funzionali su organismi modello; molti
    altri geni sono attualmente in fase di validazione. Ad oggi il
    programma ha generato 74 pubblicazioni scientifiche.

       
    Allo stesso tempo, lo studio evidenzia come una quota rilevante
    di casi resti ancora senza risposta, indicando che molti geni
    responsabili di malattie genetiche devono ancora essere
    scoperti.

       
    “Dare un nome a una malattia che prima non lo aveva ha un
    impatto che va ben oltre la diagnosi – commenta Vincenzo Nigro,
    coordinatore del programma del Tigem e professore ordinario di
    Genetica Medica all’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’
    -. Significa fornire alle famiglie informazioni affidabili,
    indicazioni cliniche appropriate, supporto nella pianificazione
    del futuro e la possibilità di entrare in contatto con altri
    pazienti nel mondo”.

       

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA