L’ultima spinta del campo largo, ‘un No contro i pieni poteri’

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       La cronaca aiuta il “No”. O almeno, fino all’ultimo minuto disponibile, il fronte dei contrari alla riforma della giustizia l’ha usata e citata e ricordata in tutti gli interventi. I sospetti sulla società del sottosegretario Andrea Delmastro, ora all’attenzione della commissione antimafia, sono affiorati in ogni comizio. Non solo quelli. Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha riassunto la questione così: “Siamo passati dai padri costituenti, da Calamandrei, a Delmastro, Bartolozzi, a questi esponenti del ministro della Giustizia”. Perché l’affaire Delmastro è stato l’ultimo a monopolizzare il dibattito. Penultime sono state le parole della capo di gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi, che aveva definito i magistrati dei “plotoni di esecuzione”.

        Dopo il comizio unitario di mercoledì, in piazza del Popolo a Roma, i leader del campo largo hanno chiuso la campagna per il “No” sparsi in mezza Italia: a Milano la segretaria del Pd Elly Schlein, per Avs Nicola Fratoianni a Torino e Angelo Bonelli a Roma. “Noi non abbiamo politicizzato – ha detto Schlein – è stata Meloni a farlo. Il governo pensa che chi prende un voto in più non deve essere giudicato come tutti i cittadini. La giustizia non migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo”. E Conte: “C’è un’onda lunga: il primato della politica, che deve controllare la magistratura. Un progetto anticipato da anni. Ora stanno aggredendo la Costituzione per realizzare questo disegno”. Bonelli l’ha tradotta così, parafrasando il segretario Matteo Salvini ai tempi del Papeete: “Questa riforma concentra troppo potere e mette a rischio gli equilibri costituzionali – ha detto Bonelli durante un volantinaggio – Il 22 e 23 marzo è fondamentale andare a votare e votare No ai pieni poteri”.

        Il M5s ha organizzato un evento a Roma, “La risposta è no. Fermiamo chi vuole più potere e meno giustizia”. Sede della manifestazione, il Palazzo dei congressi dell’Eur (lo stesso dove, 24 ore prima, FdI aveva chiuso la sua campagna per il Sì).

        “All’inizio dell’anno – ha ricordato Conte – Meloni ha detto che la magistratura deve assecondare l’indirizzo politico del governo. Io avevo studiato che la magistratura tutela i diritti di tutti i cittadini. Si sta riscrivendo l’assetto costituzionale, i principi costituzionali”. Sul palco, giornalisti e giuristi. E poi contributi video dei comici. Prima Enzo Iacchetti, che ha intonato una canzoncina per il No: “L’ho presentata a Sanremo, ma l’hanno scartata, non so perché”. Poi Ficarra e Picone: “Non è una riforma tanto per dire, cambiano 7 articoli della Costituzione. Ma quelli erano padri costituenti, questi non sono nemmeno nipoti”.

    In mancanza di sondaggi, la politica avanza a sensazioni. Nessuno pare troppo sicuro del risultato. “Il nostro è un appello a tutti e a tutte di andare a votare domenica e lunedì – ha detto Fratoianni – E di votare No per respingere una controriforma, quella Nordio-Meloni, che non affronta e non migliora i problemi della giustizia ma mina l’indipendenza della magistratura italiana”. Le menti sono proiettate a lunedì, quando le urne si chiuderanno e si tireranno le somme.

    Per le opposizioni, il “No” sarebbe un avvertimento al governo, in vista delle politiche del 2027. “Noi Giorgia Meloni la batteremo alle prossime elezioni politiche – ha detto Schlein – Non abbiamo politicizzato questo referendum, abbiamo fatto tutta una battaglia sul merito di questa riforma”. Ma l’appello al No è nel rimbombo della cronaca. “Meloni ha detto che forse Delmastro non è stato molto attento – ha detto Conte – noi rispondiamo che non c’è spazio per i forse. Dobbiamo reagire a questo degrado senza forse, ma con un No al referendum. Un No forte, secco, sonoro”.

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