L’Ue bacchetta l’Italia e altri 8 paesi, ‘eliminare i controlli Schengen’

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    I limiti imposti alla libera circolazione sancita dall’accordo Schengen non possono protrarsi per sempre, per questo la Commissione europea richiama l’Italia e altri 8 Paesi che di fatto, di proroga in proroga, hanno reintrodotto le frontiere interne. La tirata di orecchie da Bruxelles riguarda Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia, Svezia e appunto l’Italia. E non è la prima. Da tempo infatti molti Stati membri hanno iniziato a usufruire della possibilità di sospendere il regime di Schengen per sei mesi – prorogabili fino a due anni – di fronte a minacce come terrorismo, grandi eventi, migrazione, sicurezza. La Commissione non autorizza i controlli, ma se questi sono destinati a durare oltre 12 mesi deve emettere un parere, non vincolante, sulla loro necessità e proporzionalità. Un invito che non è piaciuto alla Lega: “Decidiamo noi come, quando, per quanto e chi controllare ai nostri confini per proteggere gli italiani, non Bruxelles”.


    Il punto è che, di questo passo, si mette in discussione uno dei pilastri dell’Unione, l’eliminazione delle frontiere interne all’Ue per le persone entrata in vigore nel 1995. Sul tema è intervenuta anche la Corte dell’Ue stabilendo nel 2022 che uno Stato non può prorogare indefinitamente i controlli invocando la stessa minaccia.
    Nel caso dell’Italia, il governo ha notificato controlli su tutte le frontiere per il G7 del giugno 2024, in aggiunta a quelli già introdotti alla fine del 2023 al confine con la Slovenia, rinnovati più volte. Roma sostiene che ogni proroga sia giustificata da elementi nuovi. Al momento sono in vigore i controlli con Lubiana fino al 18 dicembre, motivato da una “persistente minaccia di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori lungo la rotta dei Balcani occidentali, crisi in corso in Medio Oriente e Ucraina, elevato livello di migrazione irregolare, inclusa una forte presenza di reti criminali di contrabbando e traffico di esseri umani”.
    Una situazione diffusa tra i Paesi Ue, che per la Commissione non è più giustificata. In effetti, fa notare Bruxelles, il Patto migrazione, che entrerà in vigore il 12 giugno, insieme ai nuovi sistemi digitali dell’Entry/Exit System ed Etias, dovrebbe rafforzare il controllo delle frontiere esterne e limitare i movimenti irregolari nell’area Schengen, creando le condizioni per una graduale riduzione dei controlli alle frontiere interne.
    Non solo: il recente accordo Ue sul regolamento rimpatri dovrebbe portare in tempi brevi a espulsioni più efficaci, con l’introduzione del foglio di via europeo, per cui serviranno però gli atti esecutivi della Commissione entro sei mesi.
     

       

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