“Noi chiediamo giustizia e l’ergastolo”. Lo ha spiegato ai cronisti Pier Giuseppe Rota, il compagno della madre di Pamela Genini – la 29enne uccisa il 14 ottobre scorso nella sua abitazione a Milano – poco prima dell’inizio del processo in Corte d’Assise a carico dell’ex compagno Gianluca Soncin, imprenditore 53enne imputato per averla ammazzata con crudeltà e premeditazione con 76 coltellate, dopo essere entrato nella sua casa, avendo fatto di nascosto una copia delle chiavi.
In aula è arrivata anche la mamma di Pamela, Una Smirnova, che si costituirà parte civile col legale Nicodemo Gentile. “Bastardo…”, ha gridato la donna quando Soncin è entrato in aula, accompagnato dalla Polizia penitenziaria. Ha pianto ed è stata portata fuori dall’aula dal suo legale. Chiederà di essere parte civile, con l’avvocata Eleonora Prandi, pure Francesco Dolci (non presente in aula), ex amico della 29enne che era al telefono con lei quando venne uccisa, ma anche indagato a Bergamo per la profanazione della tomba e per la sottrazione della testa, non ancora trovata. Sulla vicenda del vilipendio di cadavere, ha spiegato il compagno di Una Smirnova, mamma di Pamela, “gli inquirenti sono su una buona pista. No comment sulla istanza di parte civile di Dolci, per me deve essere buttata via. Noi lo ignoriamo Dolci, sia stato lui o meno a fare questo, per la sua ossessione e per odio per la famiglia, ha depistato anche le indagini”. In aula anche Soncin.
Francesco Dolci “è stato uno stalker in vita e dopo la morte” di Pamela Genini, la 29enne uccisa da Gianluca Soncin lo scorso ottobre. Lo ha spiegato l’avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta la madre della vittima, chiedendo alla Corte d’Assise di Milano di respingere l’istanza dell’ex amico di Pamela di essere parte civile. “Con questa istanza la realtà supera la più fervida immaginazione. Nessun rispetto per la famiglia già oltraggiata – ha spiegato Gentile – hanno anche depositato una chat senza alcuna corrispondenza con gli atti. Come emerge dagli atti dell’inchiesta di Bergamo, Pamela lo chiamava ‘amico con benefit, stalker, mostro’. Da ottobre 2025 abbiamo questo stalker e lo dice anche la Procura di Bergamo che parla dell’ossessione di Dolci”. Ha replicato l’avvocata Eleonora Prandi per Dolci: “Questo procedimento non c’entra con Bergamo e da maggio del 2025 i due avevano un rapporto stabile e ciò emerge dal cellulare e dalle testimonianze dei genitori. Era un rapporto parallelo sì, ma duraturo e continuativo e lui è stato l’ultima persona con cui ha parlato lei e questo deve far riflettere. Lei ha chiesto aiuto a lui e poi Dolci ha collaborato con i pm. La loro relazione è sfociata anche in una richiesta di matrimonio di lei, avevano un progetto in essere”.
Anche la pm Menegazzo ha chiesto di rigettare la richiesta di Dolci, segnalando che esiste l’inchiesta bergamasca sul vilipendio di cadavere a suo carico e che Dolci è un teste importante del processo milanese, perché fu l’ultimo a parlare con la 29enne. La Corte (giudici togati Bertoja e Fioretta) deciderà oggi sulle parti civili.
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