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‘Lo Stato non controlla le carceri’, scontro tra il procuratore di Palermo e Nordio

L’allarme sulla situazione delle carceri fa scoppiare un duro scontro tra Procuratore di Palermo e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Dopo la denuncia di un anno fa da parte del capo della Dna Giuseppe Melillo sulla situazione ingestibile delle carceri, sono arrivate in queste ore ancor più nette le dichiarazioni del procuratore Maurizio de Lucia. Nel corso di un incontro sul racket del pizzo organizzato da Assostampa, il magistrato ha spiegato che gli istituti di pena “non sono più sotto il controllo dello Stato”, quindi “le carceri non esplodono perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono”.

Ma la reazione del Guardasigilli a queste frasi è dura: “È De Lucia che ha perso il controllo di sé stesso. È di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero corpo della polizia penitenziaria che svolge il proprio dovere con il rischio della vita. Se qualche fenomeno patologico è avvenuto, un magistrato non può estenderlo all’intero territorio nazionale”, sostiene il ministro cercando di fare quadrato assieme a tutto il fronte della magistratura: “Questo non è il modo migliore per creare quell’atmosfera di leale collaborazione che stiamo attuando, con interlocuzioni attente sia con il procuratore nazionale antimafia, sia con il Csm, sia con l’Anm”. Quelle di De Lucia sono dichiarazioni frutto di constatazioni tratte dalle indagini svolte anche dall’ufficio inquirente di Palermo che, da ultimo qualche settimana fa, ha scoperto acquisti di munizioni fatte dal carcere da un trafficante e ordini di danneggiamenti, intimidazioni e richieste di pizzo partite dalle celle. “Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere. La situazione italiana è complicata, vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in cella”, ha spiegato il capo dei pm del capoluogo. Ma se la situazione negli istituti di pena è fuori controllo, non va meglio all’esterno. Da mesi Palermo vive un allarme sicurezza fatto di attentati ed episodi violenti. La Procura in due diverse operazioni ha arrestato alcuni dei responsabili e sta indagando sui mandanti di questa recrudescenza del racket.

“La presidente Giorgia Meloni parla di portare l’esercito a Palermo? L’esercito per me deve fare l’esercito, ha compiti istituzionali diversi da quelli della polizia. Bisogna però anche essere pragmatici, in altri paesi da Parigi a Nizza, ci sono pattuglie operative sul territorio ma c’è da dire che questo non può essere un alibi. Altrimenti poi finito lo strumento dell’esercito a cosa si passa, ai caschi blu? “, ha proseguito de Lucia che ha anche denunciato la presenza in città di preoccupanti quantitativi di armi. Recente è la scoperta di due bombe a mano a casa di un indagato. “C’è una recrudescenza del fenomeno estorsivo, soprattutto nelle aree periferiche della città di Palermo. Non ci sono parti dei territorio che oramai sono esenti dal fenomeno del racket e in alcune zone si paga il pizzo perché lo si è sempre fatto. Nel quartiere di San Lorenzo c’è una strategia precisa: il ritorno alla violenza perché in qualche modo si era un po’ perso, da parte della mafia, il controllo della situazione”, ha spiegato. “Oggi vi è il ricorso ad armi da guerra – ha proseguito – non solo Kalashnikov, ma anche bombe ad alto potenziale, che provengono da altri scenari italiani e da guerre passate e presenti, come l’ex conflitto balcanico, ad esempio, ma anche materiale che arriva dal conflitto tra Russia e Ucraina. Gli armamenti vengono diffusi nelle reti europee ma anche nella realtà siciliana”.

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