L’Iran verso una nuova proposta, gli Emirati scaricano l’Opec

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    La guerra in Iran stravolge gli equilibri e le alleanze fra i maggiori paesi produttori del Golfo. Mentre l’Iran si appresta a presentare a giorni una nuova proposta di pace dopo che la precedente ha riscontrato lo scetticismo di Donald Trump, gli Emirati Arabi Uniti annunciano la loro uscita dall’Opec, infliggendo un duro colpo al cartello.
        L’uscita arriva al termine di anni di tensioni fra gli Emirati e l’Arabia Saudita sulle quote di produzione, con Riad leader de facto del cartello accusata di limitare ingiustamente le esportazioni del paese. La guerra in Iran ha esacerbato i rapporti facendo emergere una distanza profonda su come rispondere a Teheran. Gli Emirati, terzo produttore di petrolio all’interno dell’Opec, ospitano un’importante base militare americana e hanno subito pesanti attacchi iraniani. La pioggia di missili e droni ha spinto il governo a valutare significativi investimenti nella difesa da finanziare aumentando la produzione petrolifera, divenuta così elemento essenziale per tutelare i propri interessi nazionali. L’uscita degli Emirati dopo 50 anni nell’Opec segue gli addii di Ecuador e Qatar, lasciando il cartello debole e alle prese con il boom energetico americano che fa concorrenza.
        L’annuncio a sorpresa è arrivato mentre la diplomazia continua a lavorare per cercare di sbloccare lo stallo venutosi a creare sulla guerra. I mediatori del Pakistan, riporta Cnn, si attendono a giorni una nuova proposta di Teheran dopo che Trump ha fatto sapere di aver respinto la versione precedente. Il commander-in-chief e i suoi consiglieri si sono mostrati scettici di fronte all’offerta iraniana di riaprire lo Stretto di Hormuz e rimandare a una seconda fase le trattative sul nucleare. L’amministrazione americana non ha respinto la proposta categoricamente, ma non ha neanche nascosto i suoi seri dubbi sulla buona fede dell’Iran e sull’intenzione di Teheran di mettere fine all’arricchimento dell’uranio e impegnarsi a non sviluppare l’arma nucleare.
        Secondo la Casa Bianca, un allungamento dei tempi limitato potrebbe spingere l’Iran a essere più ragionevole al tavolo delle trattative. Senza la possibilità di stoccare il greggio nei container o caricarlo sulle navi, il sistema petrolifero iraniano è infatti probabilmente destinato a implodere a breve, e il regime di Teheran vuole evitarlo. “L’Iran ci ha appena informato di trovarsi in uno stato di collasso. Ci chiedono di aprire lo Stretto di Hormuz il prima possibile”, ha riferito Trump su Truth, mostrando la sua intenzione di mantenere la stretta. Il presidente appare comunque convinto a portare avanti la strada della diplomazia con l’Iran, anche se l’opzione di un attacco alle infrastrutture qualora le trattative naufragassero non è stata del tutto scartata.
        L’Iran comunque non è l’unico a sentire la pressione del tempo che scorre. Per il presidente americano il termine del primo maggio, quando scadono i 60 giorni entro i quali chiedere l’autorizzazione al Congresso per la guerra in Iran, è ormai alle porte. E al momento non ci sono indicazioni sul fatto che la Casa Bianca intenda rivolgersi a Capitol Hill nonostante il pressing dei repubblicani. Il presidente deve fare i conti anche con le tensioni interne all’amministrazione sul conflitto: JD Vance, rinomato per la sua contrarierà alle guerra oltreoceano, ha sollevato dubbi sul Pentagono e la sua gestione della guerra.
        Il vicepresidente è preoccupato dall’accuratezza delle informazioni fornite dal Dipartimento della Difesa e, soprattutto, da quello che appare come un drastico esaurimento delle scorte missilistiche e di munizioni. Per Vance risolvere il conflitto è una priorità: sull’Iran il vicepresidente si gioca la canditura e la probabile nomination repubblicana alle presidenziali del 2028. Il suo rivale più vicino, il segretario di Stato Marco Rubio, si è mantenuto finora alla larga dal dossier iraniano, quasi consapevole dei rischi. Una scelta che lo ha messo al riparo delle critiche e ha fatto balzare le sue quotazioni per la Casa Bianca.

       

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