‘L’Iran tornerà all’età della pietra’, ma Trump non dà la linea

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    Donald Trump ha difeso la sua guerra in Iran ma ancora una volta non è riuscito a dare la linea. Nei 19 minuti del suo discorso alla nazione si è praticamente limitato a ripetere i messaggi lanciati nelle ultime settimane sul social Truth, senza offrire una strategia chiara o indicare una via di uscita da un conflitto che la maggioranza degli americani boccia, come dimostrano tutti i recenti sondaggi.

    “Siamo vicini alla fine del lavoro in Iran: abbiamo quasi completato i nostri obiettivi militari strategici”, ha assicurato il commander-in-chief parlando al Paese dalla Casa Bianca. Subito dopo però ha minacciato una raffica di “duri attacchi nelle prossime due o tre settimane”. “Li faremo tornare all’età della pietra”, ha minacciato.

    Dichiarazioni giudicate contrastanti e che hanno innervosito non poco i mercati finanziari, fatto schizzare nuovamente le quotazioni del petrolio ben oltre i 110 dollari al barile e alimentato le tensioni all’interno del mondo Maga, dove continuano ad aumentare le defezioni. Dopo le critiche e le prese di distanze di Tucker Carlson e Megyn Kelly, a rafforzare il coro dei critici del presidente è un altro suo ex fedelissimo: il conduttore radiofonico e sostenitore di molte teorie complottiste, Alex Jones. Nel suo ultimo podcast ha esortato i follower a mollare il tycoon, citando un presunto declino fisico e cognitivo del presidente: “E’ finito”, ha affermato senza tanti giri di parole.

    Dall’Europa, dopo l’ulteriore acuirsi delle tensioni tra le due sponde dell’Atlantico, a sferrare l’attacco più duro è stato Emanuel Macron. “Non può continuare a contraddirsi ogni giorno”, ha lamentato il presidente francese, criticando la strategia di comunicazione di Trump e invitandolo alla serietà, soprattutto quando si parla della Nato. “Se si creano dubbi sul suo impegno ogni giorno, se ne svuota la sostanza”, ha bacchettato l’inquilino dell’Eliseo, difendendo l’Alleanza Atlantica sempre più nel mirino del presidente statunitense.

    Agli alleati il commander-in-chief non ha fatto alcun riferimento diretto nel suo discorso alla nazione. Probabilmente pensando a loro si è limitato a ribadire che chi importa petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz dovrebbe farsene carico, “andare lì e prenderlo”. In ogni caso, ha aggiunto, “il passaggio “riaprirà naturalmente” quando il conflitto sarà finito.

    Probabilmente consapevole delle difficoltà nel gestire la crisi scatenata in Medio Oriente, parlando per la prima volta agli americani da quando è iniziato il conflitto un mese fa Trump ha cercato quindi di rassicurare e di invitare alla pazienza: “Sto facendo quello che nessun altro presidente ha voluto fare. Sto correggendo i loro errori. Considerate la guerra con l’Iran un investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti”, il suo appello, minimizzando quelli che ha definito “temporanei” rincari della benzina. Lodando le “vittorie rapide, decisive e schiaccianti” conseguite sul campo di battaglia dalle forze americane, Trump ha quindi assicurato che nella partita con l’Iran gli Stati Uniti hanno “tutte le carte, loro nessuna”. Parole che sembrano riferirsi alle trattative diplomatiche in corso in vista del 6 aprile, quando scadrà il termine ultimo fissato dal presidente per il raggiungimento di un accordo. Se un’intesa non ci sarà – ha assicurato – “colpiremo tutti gli impianti elettrici iraniani, probabilmente simultaneamente”. Al momento i progressi diplomatici sembrerebbero pochi, ma non è escluso che, come in passato, Trump possa prolungare i termini e concedere più tempo.

    Chi si attendeva una svolta dal commander-in-chief nel suo atteso discorso è dunque rimasto deluso. Il presidente – affermano gli osservatori – ha fornito ben poche risposte agli americani e non ha cha chiesto e ottenuto un piano per sequestrare i quasi 500 chilogrammi di uranio altamente arricchito in Iran che richiederebbe ‘boots on the ground’ per una operazione molto rischiosa, che prevede fra l’altro la costruzione di una pista di atterraggio affinché velivoli cargo possano prelevare il materiale radioattivo. Una missione che richiederebbe uomini e tempo, probabilmente molto, ma di cui Trump non ha fatto alcun cenno, lasciando gli americani di fatto a secco di risposte e rassicurazioni.

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