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Le chat di Delmastro al vaglio della Giunta

“Ma cosa c’è scritto in quelle chat. E’ incredibile quello che state facendo per coprire quello che Delmastro ha detto e scritto con Caroccia. Chi è Caroccia? Caroccia è stato condannato per essere il prestanome della famiglia Senese” che “è la famiglia camorristica che controlla il traffico di droga”. “Questo è il personaggio con cui il nostro sottosegretario aveva conversazioni. E voi parlate di legalità? La presidente Meloni deve rendere conto di tutto questo”. Lo ha detto il capogruppo del M5s alla Camera Riccardo Ricciardi in Aula.  Le deputate e i deputati del M5S, alla fine dell’intervento del capogruppo Riccardo Ricciardi, hanno esposto due striscioni con scritto “Fuori le chat! Aprite la cassaforte!” mentre tiravano fuori una cassaforte, aprendone lo sportello e tirandone fuori un cd. Un gesto che allude alla decisone di tenere sotto chiave il file con le chat di Delmastro, su cui i pentastellati da tempo chiedono “trasparenza”.

 “E’ gravissimo l’attacco alle prerogative dei parlamentari”, “ci dispiace che questa destra stia riuscendo con questa azione di pressione politica a condizionare anche l’azione del presidente della Camera”. Lo ha detto il deputato del Pd Federico Gianassi nell’Aula della Camera in riferimento al caso Delmastro. “La Camera è chiamata a scegliere tra tutelare la riservatezza dei messaggi che un sottosegretario si è scambiato con una persona condannata per reati di mafia o l’interesse delle istituzioni a perseguire i reati di mafia. E’ questa la posta in gioco”, “se la destra, FdI e Meloni decidono che bisogna tutelare la segretezza di quella conversazione a costo di sacrificare un procedimento contro la mafia, almeno non andassero più a celebrare Borsellino e i caduti per la mafia”, ha aggiunto. 

“Questa mattina ho chiesto agli uffici di Giunta di poter visionare personalmente, nella mia qualità di presidente della Giunta, il Cd inviato dalla Procura di Roma, ma mi è stato risposto che la decisione del Presidente Fontana coinvolge non solo i membri di Giunta, ma lo stesso Presidente a cui è stato inviato il Cd ai fini delle decisioni.
    A questo punto si profila una situazione inedita di conflitto istituzionale: il presidente della Camera aveva chiesto di non dare seguito alla mia scelta di far accedere i componenti della Giunta ai documenti che riguardano Delmastro, in attesa delle valutazioni della Giunta per il regolamento, ma da nessuna parte è scritto che io non possa farlo. In questo modo un Presidente di un organismo chiave si viene a trovare privato di autonomia di scelta, questo non è accettabile. Il mio unico scopo è di garantire le prerogative della Giunta autorizzazioni”. È quanto rende noto il presidente della giunta per le autorizzazioni Devis Dori. 

“Ricapitoliamo dopo questo weekend di ordinaria follia. Urlavano ‘blocco navale’ ma con Meloni e soci siamo arrivati a oltre 320 mila sbarchi, di gran lunga peggio dei governi precedenti e della Spagna (175mila), contro cui hanno puntato il dito. Anche sui rimpatri fanno molto peggio.
    Hanno fatto un decreto-flussi per mezzo milione di ingressi in tre anni in Italia che dall’opposizione chiamavano ‘invasione’.
    Hanno provato a far credere agli italiani che Ceuta sia ai nostri confini: nessun migrante da Ceuta poteva arrivare alle nostre frontiere. Ceuta si trova in Africa, a oltre 700 miglia nautiche dall’Italia, e la Spagna da sola in 48 ore ha rimpatriato tutti in Marocco. Nel frattempo il Governo Meloni faceva annunci imbarazzanti su sospensione Schengen (che con Ceuta non c’entra niente). Come ha detto Tajani abbiamo controllato qualche passaporto per difendere i nostri confini ‘aeroportuali’. In pratica, abbiamo ingolfato il lavoro dei nostri agenti sulla sicurezza per nulla”. Lo scrive sui sociali il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte.
    “Quando c’è stato il boom di migranti a Lampedusa – spiega – Meloni ha chiesto aiuto all’Europa ed è stata sostenuta anche dalla Spagna che ne ha presi alcuni: nessuno ha annunciato di voler chiudere le frontiere con l’Italia. Sanchez ci ricorda che abbiamo avuto molti più sbarchi di irregolari noi, con Meloni, che loro: grazie a Meloni alla prossima Lampedusa tutti ci isoleranno e chiuderanno le frontiere anziché farsi carico insieme del problema? Hanno buttato soldi e agenti di polizia che mancano nelle nostre città in Albania, dove i centri non fun-zio-na-no”.
    “Il Piano Mattei è affogato, anche i familiari hanno detto a Meloni di togliere il nome di un grande italiano da quel fallimento. Il contrasto dell’immigrazione è una cosa seria, non uno slogan per coprire i propri fallimenti su sicurezza ed economia. Dobbiamo governare i flussi migratori, non subirli.
    Dobbiamo controllare le nostre frontiere. Certo. Ma dobbiamo farlo con serietà – conclude Conte -, con credibilità, con un lavoro politico, solidale e diplomatico con l’Europa e i Paesi africani, non con i tweet e i video social. E soprattutto l’Italia deve farlo con dignità. La dignità che spetta a ogni essere umano. Ora Meloni e Ministri: parlateci di carburanti, carovita e Delmastro”.
   

“I membri della giunta per le autorizzazioni e a procedere e al presidente Devis Dori non hanno potuto accedere hanno tentato di accedere alla documentazione inviata dalla Procura nell’ambito di un inchiesta su reati di mafia”. “Non siamo in regime di Stasi, non ci sono precedenti. Chiediamo a Fontana di rendere conto di questa decisione tutta politica”. Lo ha detto nell’Aula della Camera la capogruppo di Avs Luana Zanella. 

“Le ultime dichiarazioni del presidente della giunta per le autorizzazioni Devis Dori rappresentano l’ennesimo tentativo di alimentare una polemica politica pretestuosa e priva di fondamento. Il Presidente della Camera ha agito con equilibrio e rispetto delle regole e delle istituzioni, rimettendo la questione alla Giunta per il Regolamento, unico organo istituzionalmente competente a fornire l’interpretazione delle norme. Le regole valgono per tutti e non possono essere piegate alle convenienze politiche. Parlare di un presunto conflitto istituzionale significa costruire uno scontro anche mediatico inesistente. La tutela delle prerogative parlamentari passa dal rispetto delle procedure e delle competenze, non da iniziative personali o da polemiche che finiscono solo per indebolire il ruolo delle istituzioni e conseguentemente la stabilità del Paese. Viene il dubbio che sia proprio questo l’intento”. Così Laura Cavandoli, deputata della Lega capogruppo in giunta per le autorizzazioni.

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