Almeno ventunomila bambini e ragazzi uccisi in mille giorni. In tre anni di guerra a Gaza è come se fosse sparita un’intera città, più grande di Urbino o simile a Isernia, ma composta soltanto da minori. Una cifra che, come denuncia Save the Children, potrebbe essere molto più alta, “dato l’ignoto numero di sepolti sotto le macerie”. Mentre, secondo il Site managament cluster, sono oltre 800mila i bambini e adolescenti sfollati. In questo caso, quasi gli stessi abitanti di una città come Napoli. Quasi l’80% dei minori di Gaza, dunque, non ha casa, 7mila quelli non accompagnati o separati dalle proprie famiglie. Inoltre, secondo le stime, sono 245mila gli under18 a rischio o colpiti da malnutrizione. Frutta fresca e uova sono alcuni degli alimenti nutrienti più costosi per le famiglie della Striscia, patatine e cioccolato sono “ampiamente disponibili”, come spiegato dall’organizzazione. Cibo “privo della varietà dietetica e nutrizionale necessaria ai bambini”. E poi ci sono 625mila bambini e adolescenti in età scolare che hanno perso tre anni di istruzione formale.
Per il direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa dell’Est, Ahmad Ahendawi, “ogni giorno, negli ultimi mille giorni, il mondo ha voltato le spalle a un milione di bambini a Gaza, non intervenendo per fermare le uccisioni e le mutilazioni”. La richiesta dell’organizzazione è, quindi, che il cessate il fuoco diventi immediato e definitivo, che i governi sospendano immediatamente il trasferimento di armi a Israele e che sia assicurata piena responsabilità per i crimini contro i bambini. Ahendawi ricorda, infatti, che dalla dichiarazione del ‘cessate il fuoco’ dello scorso ottobre, “altri 275 minori sono stati uccisi dalle forze israeliane”. Inoltre, secondo l’Unfpa, il 96% dei bambini percepisce la morte come imminente. Oltre al bilancio delle vittime, l’organizzazione ricorda poi gli sfollamenti: 370mila abitazioni, pari a quasi il 77% di tutte le unità abitative di Gaza, sono state danneggiate dalla guerra, mentre i palestinesi vengono confinati in un’area che occupa meno del 40% del territorio della Striscia.
Ma i bambini e gli adolescenti di Gaza continuano a sognare e a sperare che “la guerra finisca”, nonostante la paura di morire da un momento all’altro. Amani desidera di poter proseguire gli studi a Gaza, “godere dei miei diritti come essere umano, proprio come le ragazze di altri Paesi”. Vorrebbe “vivere una vita serena, all’insegna dell’amore e della pace”, come si legge nella testimonianza raccolta da Save the Children.
Anche Bisan, 14 anni, affida il suo desiderio a poche parole, simili a quelle degli altri suoi coetanei: “Il mio desiderio è che la guerra finisca, che ognuno di noi possa tornare a casa e che le nostre vite tornino a essere quelle di prima”. Reem, che ha 16 anni, racconta poi di non aver rinunciato ai suoi sogni: “La cosa più importante – dice – è che la mia voce, e quella degli altri, arrivi a tutti, affinché la gente sappia cosa stiamo vivendo. Ho tantissimi sogni. Anche prima della guerra sognavo sempre di viaggiare e studiare all’estero. Questo non è cambiato”. E promette: “Viaggerò e proseguirò gli studi”.
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