La Serie A sceglie Malagò, sfida con Abete per la Figc

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    Si accende la corsa per la presidenza della Figc verso le elezioni del prossimo 22 giugno. Nel giorno in cui la Lega calcio Serie A ha ufficializzato la scelta di Giovanni Malagò come proprio candidato, la Lega Dilettanti ha risposto con il passo avanti di Giancarlo Abete, in quello che, in attesa di eventuali altri schieramenti, si preannuncia come un testa a testa per diventare il successore di Gabriele Gravina alla guida del calcio italiano.

    La prima lega ad ufficializzare la scelta del proprio candidato è stata la Serie A: 18 club del massimo campionato hanno infatti depositato l’accredito per scegliere Malagò, con l’appoggio in particolare di club come Napoli e Inter (“È uno dei migliori risultati degli ultimi anni”, ha spiegato il presidente nerazzurro, Giuseppe Marotta).

    Un ampio consenso previsto alla vigilia, di cui non hanno fatto parte solo Lazio e Verona. “Serve una ristrutturazione del calcio. Le elezioni vengono indette con la legge 91 del 1981, una legge di 45 anni fa e non va bene. Non è il nome, il nome non c’entra niente. Se una cosa non funziona, va ristrutturata. Ci vuole la nomina di un commissario”, ha spiegato il patron biancoceleste, Claudio Lotito. Ora, come spiegato dal presidente della Lega Serie A Simonelli, “la palla è in mano a Malagò, che quando avrà fatto le sue verifiche formalizzerà la sua candidatura. Lo inviteremo il 20 aprile per illustrargli il programma che abbiamo già tracciato e poi lo integreremo con le sue idee”.

    Lo stesso ex numero uno del Coni, all’ANSA, ha spiegato: “Accolgo con grande soddisfazione l’importante mandato fiduciario conferito dalla Lega di Serie A, visto anche il contenuto numerico con cui è stato espresso. È un segnale di straordinaria considerazione, che mi permette di intraprendere un doveroso percorso esplorativo”, le sue parole. “Credo sia corretto interpellare le altri componenti prima di effettuare una valutazione complessiva, ma sono onorato di questa significativa testimonianza di stima. Aver fatto convergere un consenso quasi unanime, da un mondo spesso litigioso, è un segnale che mi gratifica e responsabilizza”, ha concluso. Nemmeno messo il piede in campo, per Malagò, ed è già arrivato il primo sfidante: il presidente dei Dilettanti, Giancarlo Abete, ha fatto un passo avanti.

    “Chiederò al Consiglio direttivo della Lnd di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter, attraverso una condivisione della candidatura, presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi”, le parole di Abete, già presidente Figc dal 2007 al 2014. E non sono mancate anche le frecciate: “Si è partiti male, non dai contenuti ma dalle persone. C’è stata questa accelerazione con l’investitura di Malagò; se l’impostazione è questa noi seguiremo la stessa. Dobbiamo parlare prima di programmi che di candidati, non basta una persona per risolvere i problemi del calcio italiano”, ha concluso Abete

    . Le prime due mosse su uno scacchiere che resta complicato, verso il 13 maggio (data ultima per presentare le candidature a presidente) e la seguente votazione del 22 maggio, tra veti incrociati e corsa ai numeri, dato che er l’elezione serve il 50% più uno dei voti dei presenti. Tutte le parti hanno cominciato telefonate e incontri con le varie componenti federali a caccia di consensi, mentre gli altri passaggi riguarderanno le assemblee di leghe di Serie B e Lega Pro, nelle prossime settimane, per capire da che parte schierarsi, così come per l’Assocalciatori e l’Assoallenatori.

    Abete corre per la Figc: ‘Chiedo ai dilettanti la stessa titolarità di Malagò’

    “Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter – attraverso una condivisione della candidatura – presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi”.

    Per la presidenza della Figc scende in campo anche Giancarlo Abete: il n.1 della LND ha così annunciato l’intenzione di candidarsi, parlando a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. 

    “Pensavo sarebbe stato più opportuno un percorso diverso, leggere e valutare il documento Gravina, capire quali tipi di responsabilità ogni componente prendeva nei confronti della Federazione, avere un programma condiviso e poi individuare la persona giusta – ha sottolineato Abete -. C’è stata questa accelerazione con l’investitura di Malagò; se l’impostazione è questa noi seguiremo la stessa. Ho già convocato gli organi direttivi, chiederò il via libera per poter dare la disponibilità. Il mio invito è che la stessa cosa facciano le componenti tecniche e le altre leghe. Perché abbiamo necessità di avere il contributo di tutte le componenti. Ben vengano altre proposte perché l’obiettivo è di confluire in un programma condiviso e di un’unica candidatura. In questo caso non c’è da parte mia nessuna volontà di essere il candidato condiviso da tutti. Chi riterrà si giocherà la sua partita in sede elettorale”. 

    “E’ stato individuato un candidato di prestigio, dobbiamo parlare prima di programmi che di candidati, non basta una persona per risolvere i problemi del calcio italiano. La Lega di A merita il massimo rispetto, è giusto che faccia le proprie scelte ma il mondo del calcio è fatto anche da chi rappresenta la base e le politiche di sviluppo dell’attività giovanile ed è giusto che si sia un ruolo anche per loro”. Così Giancarlo Abete, presidente della Lnd, a margine del Premio Bearzot organizzato da US Acli, torna sulla decisione, da parte della Lega Serie A, di indicare Giovanni Malagò come candidato alla presidenza Figc.

    “Ogni tanto ritorna questa cantilena sul peso delle componenti, vorrei ricordare che, tra i 5 grandi Paesi europei, l’Italia è quella nella quale la rappresentanza della Lnd è la più bassa. Le tre leghe professionistiche hanno una percentuale maggiore della Lega Dilettanti”, prosegue Abete. “Dobbiamo vedere con le componenti cosa possiamo fare sul versante degli aspetti di crescita in termini tecnici e cosa sulle problematiche interne. Se però pensiamo che i nomi superino i problemi viviamo in un mondo che non è quello del calcio”, conclude.

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