Nessun ‘invito formale’ a Mosca; la verifica puntuale del rispetto del regime delle sanzioni nei confronti della Russia e “dell’osservanza della normativa da parte dei progetti presentati”; la soluzione trovata per far fronte al taglio del cofinanziamento da 2 milioni in tre anni da parte dell’Europa e la scelta delle dimissioni della Giuria internazionale, informata del “personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni” non solo a carico dell’artista dell’artista rappresentante Israele, Belu-Simion Fainaru, autore di una diffida, ma anche della stessa Fondazione. Sono in sintesi i punti contenuti nelle sette pagine di Relazione messa a punto dagli ispettori inviati dal ministero della Cultura alla Biennale di Venezia, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, dopo le polemiche per la riapertura del Padiglione russo, come anticipa il sito del Corriere della Sera. Per quanto riguarda i fondi Ue, la Biennale – si legge – fa mettere a verbale che in attesa di rispondere a Bruxelles nel “bilancio 2025 è stato prudenzialmente iscritto a fondo rischi la quota dell’acconto ricevuto che si riferisce al 2026-2027, la quota per gli anni 2026-2027 è attualmente prevista nel budget 2026 della Fondazione (di recente approvato dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’Autorità vigilante) e il Consiglio, per il momento, si è riservato ogni decisione”.
Alla richiesta di chiarimenti sull’eventuale invito a Mosca, l’ente culturale ribadisce che “la Federazione Russa non è stata formalmente invitata dalla Fondazione” e “non ha sottoscritto il documento disciplinante la procedura di partecipazione, come anche altri Paesi titolari di padiglioni. Il Padiglione Russia (costruito ai tempi di Nicola II) è stato recentemente restaurato nel 2019, e risulta che la Federazione Russa abbia dato comunicazione dei lavori al Comune di Venezia e Soprintendenza per quanto di competenza e informato la Fondazione.
Non esiste una procedura consolidata in merito, La Biennale non sempre viene necessariamente avvertita dei lavori di manutenzione dei Padiglioni”. Anche perché la Biennale “non è una Expo”: “non promuove le partecipazioni degli Stati ma sono questi che decidono di partecipare”. Per quanto riguarda il regime sanzionatorio imposto a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, la Biennale precisa di aver “compiuto in ogni momento una verifica di rispetto delle sanzioni e che non può intervenire sui progetti, ma ha verificato fin dove possibile sulla base delle informazioni a disposizione, l’osservanza della normativa da parte dei progetti presentati”. Inoltre nel documento si precisa che “il vernissage, tra il 5 e l’8 maggio 2026, è un evento privato, su invito e non aperto al pubblico e, pertanto, non si prevede la presentazione di Scia per manifestazione pubblica”. In ogni caso la Russia, in base alle sanzioni vigenti, “non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra”. Quanto alla diffida presentata dall’artista Belu-Simion Fainaru, che ha paventato una richiesta di risarcimento danni per discriminazione dopo che la Giuria ha annunciato l’intenzione di escludere dai premi i Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità (il caso appunto di Russia e Israele), alla richiesta di chiarimenti del Mic la Biennale risponde spiegando che “la giuria è stata contattata e informata non solo della portata mediatica a danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente ma anche della Fondazione”. Nello stesso pomeriggio del 30 aprile la Giuria si sarebbe dimessa.
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