‘La morte di Fakir un crimine contro l’umanità’, dal Marocco la moglie chiede giustizia

    8

    “Lo hanno giustiziato. Questo è un crimine contro l’umanità, un crimine terribile. Oggi è toccato a lui, domani potrebbe succedere ai nostri figli”. “Non ha fatto niente di male ed è morto così”. Le voci della zia e della moglie di Abderrahim Fakir arrivano dal Marocco e chiedono “giustizia” per il 42enne morto durante un intervento di polizia, domenica scorsa in via Svevo al Pilastro di Bologna.

    Intervistate dall’emittente marocchina Chouftv, le due donne non si danno pace. “Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni – dice la moglie – era una persona normale e l’hanno ammazzato così, senza motivo”. In un servizio della tv marocchina circolato anche sui social la donna, con una veste bianca e il velo dello stesso colore, è in casa sua e mostra alcuni abiti che Fakir aveva spedito in Marocco, dove si preparava a passare le vacanze, proprio questo mese. “Quello che è successo non è giusto – insiste la donna – non è normale, nessuno lo ha aiutato”.

    “Lo hanno ucciso, hanno ucciso nostro figlio – aggiunge in un’altra intervista la zia di Fakir – e noi non li perdoneremo. Lo hanno ucciso come un cane”. E punta il dito contro l’utilizzo da parte dei due poliziotti dello spray al peperoncino. Afferma che Abderrahim “è soffocato, è morto violentemente, è stato un crimine”. Infine, la donna chiede che sia fatta giustizia: “Abderrahim è nostro figlio, è un figlio del Marocco, ma è anche un figlio vostro e della comunità estera. Quello che oggi è successo a lui, domani potrebbe accadere ai nostri figli”.

    “La verità è una sola. Abderrahim Fakir era un uomo buono, e la sua vita aveva valore. Noi ci affidiamo alla magistratura. Abbiamo rispetto per le indagini e le istituzioni e proprio per questo chiediamo piena luce su quello che è successo. Chiediamo chiarezza, verità, giustizia. Noi non staremo in silenzio, ma continueremo a raccontare la persona che era, a difendere il suo nome e a custodire la sua memoria, perché merita rispetto, verità e giustizia e soprattutto merita umanità. Dietro un nome c’era una persona, dietro una notizia c’era una vita che aveva un valore”, dice invece Yossra Fakir, la nipote del 42enne. 

    Perquisizione nella casa di Fakir, sentito un cugino come testimone

    Ieri la squadra mobile della polizia, su delega della Procura di Bologna, avrebbe svolto una perquisizione nella casa dove viveva Abderrahim Fakir, l’uomo morto il 19 luglio in via Svevo al Pilastro. Da parte degli inquirenti c’è riserbo sulla attività e sugli esiti. Nella casa c’era un cugino di Fakir, suo coinquilino, che sarebbe stato sentito come testimone.

    Domenica sera a Bologna un presidio al Pilastro per chiedere giustizia per Fakir

    Un presidio per chiedere “giustizia” per Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio durante un intervento della polizia, è in programma per domenica 26 luglio, alle 19, al quartiere Pilastro. L’appuntamento è stato deciso ieri sera durante l’assemblea pubblica che si è tenuta in piazza Lucio Dalla, al quartiere Bolognina, al quale hanno preso parte centinaia di persone. Tra i partecipanti all’assemblea, oltre a semplici cittadini, anche attivisti di Plat, Si Cobas, del comitato MuBasta, del collettivo Cua e dei Giovani Palestinesi. Oltre all’iniziativa di domenica è stata lanciata anche, per il 12 settembre, un’assemblea nazionale a Bologna per chiedere che sia fatta piena luce sulla vicenda. 

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA