Un ragazzo di 11 anni è stato estratto vivo dalle macerie a Caraballeda, nel nord del Venezuela, tre giorni dopo i catastrofici terremoti che hanno devastato la regione. Lo ha annunciato la presidente ad interim del Paese, Delcy Rodriguez. “Pochi minuti fa, un ragazzo di 11 anni è stato estratto vivo a Caraballeda. In questo momento, ogni vita è fonte di speranza per il Venezuela”, ha scritto Rodriguez su X, allegando al suo messaggio un video del salvataggio del bambino.
La terra trema ancora nelle zone già distrutte dal terremoto che ha raso al suolo il Nord del Venezuela. Nuove scosse nella notte hanno reso ancora più difficili gli sforzi delle squadre di soccorso impegnate in una tragica lotta contro il tempo, pur di recuperare corpi ancora in vita e intrappolati sotto le macerie. Il bilancio provvisorio delle vittime intanto continua a salire vertiginosamente: per ora si contano 1.430 morti, 3.238 feriti e circa 50mila dispersi. L’Onu stima che il terremoto abbia provocato anche un enorme danno economico, pari al 6% del Pil nazionale del Venezuela.
A La Guaira, lo stato più colpito, “l’aria puzza già di morte”, come raccontano i testimoni. Nella città di Caraballeda, gli attivisti dell’organizzazione per i diritti umani Provea, hanno raccontato all’ANSA come per le strade si percepisca un fortissimo odore di decomposizione, proveniente dai tantissimi cadaveri ancora sotto le macerie. Le stesse fonti riferiscono la presenza lungo le strade, vicini ai calcinacci, di molti corpi senza vita ancora non portati via, come una sorta di cimitero a cielo aperto. Inoltre il combinato disposto tra a i detriti, l’immondizia, il calore (con temperature fino a 40 gradi) e i corpi in stato di putrefazione stanno creando un serio un rischio di infezioni o virus che potrebbero minacciare la salute dei sopravvissuti che da due giorni dormono per strada.
Ma la speranza non è morta e si scava a ritmo febbrile, tutti consapevoli che sono momenti cruciali: le 72 ore fatidiche, dopo le quali ogni operazione di recupero sarà tristemente vana, stanno scadendo. E c’è il rischio che l’arrivo degli oltre 1.600 soccorritori specializzati su 17 voli internazionali, provenienti da mezzo mondo (anche dall’Italia), non riesca a cambiare il corso dell’ecatombe. La rabbia che serpeggia da tempo tra i parenti delle persone ancora scomparse, esasperati dai ritardi degli aiuti, è esplosa a Chacao, uno dei centri più devastati dal sisma. Qui un centinaio di persone ha accolto con fischi e insulti la presidente Delcy Rodriguez, nella sua prima apparizione pubblica nei luoghi del disastro. Poco prima aveva ricevuto una telefonata dalla premier Giorgia Meloni: “Mi ha detto, ‘presidente, sono molto colpita dalle immagini della tragedia. Provo profondo dolore anche perché c’è una comunità italiana importante in Venezuela, un Paese che in passato aprì le sue braccia a tanti italiani. E ora l’Italia è commossa di fronte a questa situazione'”, ha raccontato durante uno dei tanti briefing quotidiani.
Nel frattempo, in rete si accumulano altre storie di morte: tra le più strazianti quella di un giovane volontario, in stato di shock, che crolla in lacrime dopo aver estratto diversi corpi di bambini: “Stiamo lavorando qui da ore. E i corpi che stiamo tirando fuori abbiamo scoperto che sono tutti di una festa per bambini. Non potete immaginare. È il momento più difficile della mia vita”. Sono quasi tutti morti anche i venezuelani espulsi dagli Stati Uniti, atterrati nel loro Paese appena sei ore prima del terremot: erano un gruppo di 146 persone e solpo 12 di loro sono sopravvissuti.
In mezzo a questa devastazione, poche ma preziose storie a lieto fine. Come quella di un giovane, Miguel, estratto dalle macerie nel giorno del suo compleanno: “Sei nato un’altra volta”, gli ha detto il suo salvatore. E poi quella di una donna che ha partorito tra le montagne di calcinacci, un parto avvenuto senza energia elettrica né assistenza medica specializzata. Un evento documentato in un video, ormai virale, che mostra la madre stesa a terra mentre alcune persone si mobilitano per aiutarla durante il travaglio, illuminata solo dalle torce. Una natività, un segno di vita e di voglia di futuro in mezzo a tanta morte e disperazione.
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