“Abbiamo perso i contatti con una decina di attivisti che a Sirte erano entrati nel territorio della Libia controllato dalle autorità di Haftar. Il gruppo, con un’auto e un’ambulanza, era stato invitato a negoziare la ripartenza del Land Convoy. Tra loro ci sono anche due italiani, un pugliese e una piemontese. Secondo quanto ci risulta finora, potrebbero essere stati arrestati”. Così all’ANSA la portavoce della Flotilla, Maria Elena Delia.
Sono in corso verifiche da parte dell’Unità di crisi della Farnesina.
Intanto le forze armate israeliane respingono le accuse di abusi commessi dai soldati nei confronti degli attivisti della Flotilla “durante le operazioni a protezione del blocco navale di sicurezza, istituito legalmente”. “Gli ordini delle Idf prevedono un trattamento rispettoso e appropriato per i membri delle flottiglie a bordo delle imbarcazioni intercettate, esistono procedure chiare e consolidate. Non siamo a conoscenza di episodi specifici di violazione di tali procedure vincolanti all’interno delle Idf. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata a fondo”. Lo afferma l’unità del portavoce dell’Idf all’ANSA, spiegando che al porto di Ashdod gli attivisti erano sorvegliati dal personale del Servizio Penitenziario e dalla polizia.
L’unità del portavoce dell’Idf aggiunge che “l’area marittima adiacente a Gaza è soggetta a un blocco navale imposto per motivi di sicurezza in conformità con il diritto internazionale, come stabilito anche da un comitato speciale istituito dalle Nazioni Unite a tale scopo, volto a prevenire il contrabbando e le attività terroristiche che mettono in pericolo la sicurezza dello Stato di Israele e dei suoi civili”.
Secondo un ufficiale militare, i soldati della Marina hanno abbordato le navi dopo numerosi inviti via radio di cambiare la rotta. I militari hanno effettuato un primo controllo di sicurezza sui partecipanti sulle navi abbordate. Ai partecipanti sono stati forniti giubbotti di salvataggio. Poi sono stati trasferiti su imbarcazioni dell’Idf e successivamente su un mezzo da sbarco al porto di Ashdod, dove erano sorvegliati dal personale del Servizio Penitenziario e dalla polizia, che hanno poi proceduto con le misure di controllo di sicurezza.
Intanto il governo basco ha ammesso errori nella gestione dell’ordine pubblico ieri all’aeroporto di Bilbao, durante l’arrivo degli attivisti della Global Sumud Flotilla, rientrati dopo la detenzione in Israele, e ha annunciato un’indagine interna alla polizia basca per chiarire le responsabilità degli agenti e dei manifestanti coinvolti.
È quanto ha segnalato l’assessore alla Sicurezza, Bingen Zupiria, che in dichiarazioni ai media ha espresso “rammarico” per le cariche della Ertzaintza, la polizia basca. “Deploro l’accaduto. Assumo in prima persona la responsabilità per una situazione che non avrebbe dovuto verificarsi”, ha detto Zupiria. “Assumo la responsabilità di indagare se l’azione degli agenti della Ertzaintza intervenuti sia stata adeguata alla normativa vigente”, ha aggiunto.
Manifestazione pro-Pal a Bilbao e contro le cariche
Centinaia di persone hanno manifestato oggi a Bilbao al grido di ‘Palestina libera!’, ‘Boicotta Israele!’ e scandendo slogan contro la Erzaintza, la polizia basca, per l’uso eccessivo della forza sabato negli incidenti all’aeroporto della città basca, durante l’arrivo di attivisti Global Sumud Flotilla, reduci dall’arresto da parte di Israele in acque internazionali dei membri della spedizione umanitaria verso Gaza.
Il corteo, convocato da ‘Palestinaren Elkartasuna’, è partito intorno alle 13 percorrendo la centrale Gran Via dietro uno striscione con su scritto in basco ‘Governo basco, complice del sionismo. Liberare Palestina’. I manifestanti, ripresi in diretta dall’emittente pubblica Tve, hanno indirizzato selve di fischi e grida di ‘polizia assassina’ alle pattuglie di agenti baschi impegnati nel servizio d’ordine della manifestazione.
Lo striscione era sostenuto, fra gli altri, da attivisti baschi della Global Sumud Flotilla, che in dichiarazioni ai media hanno denunciato l’azione della polizia negli scontri all’aeroporto di Bilbao, chiedendo la liberazione delle quattro persone arrestate, due membri della Flotilla e due persone che erano andati a riceverli in aeroporto.
Gli incidenti
Gli incidenti sono scoppiati intorno alle 14, nello scalo basco dove decine di manifestanti pro-Palestinesi attendevano gli arrivisti della Flotilla nella zona degli arrivi. La tensione è esplosa quando i sei membri della Flotilla sono giunti nel terminal. Secondo la ricostruzione ufficiale, il tentativo di alcuni sostenitori e familiari di avvicinarsi a loro, superando la linea di sicurezza, avrebbe provocato spintoni, proteste e, infine, le cariche degli agenti.
Il bilancio è stato di 4 arresti – due attivisti e due manifestanti – e due agenti medicati per le contusioni riportate. Zupiria ha riconosciuto che la polizia basca “non è riuscita né a garantire il saluto degli attivisti né il normale funzionamento del terminal”, ma ha parlato anche di possibili “provocazioni” di alcuni dei presenti, annunciando un’indagine per chiarire le responsabilità.
Secondo quanto ha segnalato la Global Sumud Flotilla in un comunicato, la risposta della polizia, “improvvisa e impattante per la violenza”, ha trasformato “quello che doveva essere un momento di sollievo, dopo la detenzione, in una scena di cariche e colpi di manganelli” nel terminal. Gli attivisti della Flotilla denunciano che “la violenta aggressione” non è un caso isolato ma “è la dimostrazione della repressione globale interconnessa”. Per cui esigono “l’apertura immediata di indagine internazionale indipendente”.
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