Anche sul tema del rimpatrio dei migranti resta alto lo scontro tra Governo e magistrati a poco più di dieci giorni dalla tornata referendaria. E’ la premier Giorgia Meloni in prima persona ad intervenire facendo riferimento, nel corso delle sue comunicazioni alla Camera, a decisioni prese nelle ultime settimane dai giudici della Corte d’Appello di Roma che non hanno convalidato il trasferimento nel Cpr di Gjader in Albania per alcuni richiedenti asilo.
Si tratta di cittadini nordafricani su cui gravava un decreto di espulsione. Tra loro persone con precedenti condanne, già scontate, per accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. E proprio sui precedenti penali contestati che Giorgia Meloni punta il suo attacco.
Sono “decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buonsenso”, afferma la presidente del Consiglio citando i “recenti casi dei migranti irregolari” condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo e su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale”. Meloni aggiunge che “l’Europa dice chiaramente, nero su bianco, che il governo italiano ha tutto il diritto di far funzionare i centri in Albania, perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è in linea con il diritto internazionale ed europeo, anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e non cesseranno le ordinanze di revoca dei trasferimenti in Albania”.
Sul protocollo siglato tra Roma e Tirana i giudici di appello della Capitale nutrono però “dubbi”. Nei provvedimenti emessi nelle scorse settimane i magistrati della sezione Protezione internazionale scrivono che “la richiesta di convalida del trattenimento non avrebbe potuto essere pronunciata dubitando questa Corte di Appello della legittimità della disciplina e della conseguente legge di ratifica, di cui si invoca l’applicazione, per effetto del recentissimo rinvio pregiudiziale sollevato da questa Corte di Appello il 5 e il 17 novembre scorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea”.
E ancora: “permangono i dubbi già sollevati da questa Corte di Appello con decreto del 24 aprile 2025 e ribaditi poi da questa Corte di Appello il 19 maggio 2025, rispetto alla compatibilità con l’art. 9 della direttiva, a norma del quale il richiedente asilo ha il diritto di rimanere nello Stato membro fino all’adozione della decisione sulla sua domanda”. Su quanto detto in Aula dalla premier interviene anche uno dei legali dei migranti. “E’ evidente che Meloni parla di sentenze che non ha mai letto – afferma l’avvocata Michela Casorelli -. I giudici della Corte d’Appello di Roma si sono semplicemente limitati a non disporre il rimpatrio per tutti i richiedenti asilo perché l’Italia è in attesa della decisione della Corte di giustizia europea che arriverà a giugno”.
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