Jared Kushner nel mirino dei democratici. Il genero del presidente è accusato di “flagrante conflitto di interessi” nel suo doppio ruolo di negoziatore per l’Iran degli Stati Uniti e investitore privato con la sua Affinity Partner, che vede nel fondo sovrano saudita il suo maggiore cliente.
“I suoi investitori a Riad vogliono che il conflitto iraniano continui e ci sia una escalation, mentre gli americani hanno interessi” opposti, ha denunciato il deputato democratico Jamie Raskin, uno dei promotori dell’inchiesta aperta unilateralmente dai liberal della commissione giustizia contro il marito di Ivanka Trump. “Non si può essere un diplomatico e una pedina finanziaria della monarchia saudita”, ha aggiunto Raskin. Kushner ha respinto seccamente le critiche e spiegato – tramite il responsabile legale di Affinity – di aver “rispettato tutte le leggi e i requisiti applicabili e di aver sempre agito nel migliore interesse degli Stati Uniti”.
Nell’ambito dell’indagine i democratici hanno chiesto a Kushner di consegnare i documenti a partire dal 2022 relativi alle sue comunicazioni con i funzionari di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Israele. Ma anche tutte le carte finanziarie degli investitori in Affinity e le comunicazioni relative a investimenti finanziari a Gaza, in Ucraina e in Iran, conflitti che hanno visto Kushner in prima linea a rappresentare l’amministrazione.
E’ improbabile che il genero di Trump consegni documenti ai democratici, ma l’inchiesta è considerata un assaggio della strategia che i liberal potrebbero seguire se riconquisteranno la Camera alle elezioni di metà mandato di novembre. Nel loro mirino non c’è solo Kushner. Le grandi manovre sono infatti in corso per un possibile impeachment del capo del Pentagono Pete Hegseth e, probabile, anche di Donald Trump, già messo in stato di accusa per due volte nei suoi primi quattro anno alla Casa Bianca. Per ora, però, le azioni dei dem sono solo delle provocazioni destinate a fare un buco nell’acqua fino a quando i repubblicani controlleranno la maggioranza in Congresso. Conquistare la Camera consentirebbe all’opposizione di poter giocare un ruolo più proattivo nell’ostacolare Trump. I recenti sondaggi indicano una rimonta dei democratici, che nutrono la speranza di riconquistare anche il Senato in novembre. Al voto però mancano ancora diversi mesi e la battaglia è in salita contro un Trump e un partito repubblicano che, seppur scosso dalla guerra in Iran e dall’attacco del presidente al Papa, non intendono mollare. L’idea che le elezioni di metà mandato siano perse per i repubblicani è “assurda, ridicola. Dobbiamo lottare”, ha chiarito il vicepresidente JD Vance dei giorni scorsi rivolgendosi ai giovani repubblicani di Turning Point Usa, l’associazione di Charlie Kirk. Ancora più decise sono state le parole di Trump che, senza esitazione, ha detto: “Vinceremo”.
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