Il governo israeliano ha approvato all’unanimità la proposta del ministro degli Esteri per il riconoscimento formale del genocidio armeno. “Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta”, ha detto Gideon Sa’ar durante il consiglio dei ministri. La decisione sarà successivamente votata nella plenaria della Knesset. Nel quartiere armeno di Gerusalemme la notizia è stata accolta con grande emozione.
Sa’ar ha informato l’esecutivo di aver ricevuto una lettera di apprezzamento dalla Chiesa e dalla comunità armena della Città Santa.
La storica mossa rompe un tabù, e non mancherà di rendere ancora più tese le relazioni con Ankara che da sempre rifiuta la definizione di genocidio per il massacro degli armeni per mano dell’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale. Il presidente Recep Tayyip Erdogan non ha replicato direttamente ma, parlando durante un evento del suo Partito della giustizia e dello sviluppo (Ak), ha ripetuto che “a Gaza è stato commesso un genocidio. Senza dubbio, ne chiederemo loro conto”.
L’iniziativa israeliana era stata annunciata giovedì scorso, il giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva elogiato Erdogan spiegando: “Ha fatto tutto ciò che gli ho chiesto”. “Avrebbe potuto essere un candidato molto forte dalla parte dell’Iran, perché non è un grande fan di Israele. Gli ho chiesto di restare fuori, e lui è rimasto fuori”. Poi il commander-in-chief, rispondendo alla domanda di un giornalista alla Casa Bianca sull’interesse di Ankara per i caccia F-35 e i motori a reazione, ha lasciato intendere che il dossier sta procedendo positivamente. “Farò qualcosa che lo renderà molto felice”, ha detto il presidente riferendosi a Erdogan e, presumibilmente, al ‘pacco regalo’ – come lo hanno definito i reporter americani – che Trump potrebbe portare in Turchia in occasione del vertice Nato del 7-8 luglio con un annuncio sulla vendita degli F-35.
La forte preoccupazione di Israele che ciò avvenga è stata ammessa per la prima volta durante la riunione di gabinetto di domenica: “Non passa quasi giorno senza che Erdogan invochi la distruzione dello Stato di Israele. Prendiamo queste parole molto sul serio, perché abbiamo imparato dalla storia del nostro popolo che quando qualcuno dice di volerti sterminare, bisogna prenderlo sul serio. Attireremo anche l’attenzione dei nostri amici americani su queste affermazioni. Non le ignoriamo”, ha dichiarato Benyamin Netanyahu.
Per gli analisti “in un simile contesto, il principale fattore che per decenni aveva frenato il riconoscimento – il timore di compromettere le relazioni con Ankara, grande potenza musulmana della Nato – è semplicemente svanito. È stata la stessa Turchia a bruciare i ponti”, ha scritto Ynet citando esperti della politica turca. “Erdogan ha scelto di sacrificare le relazioni con Israele in favore di un aperto sostegno a Hamas. E per l’ambizione di guidare il mondo musulmano”.
Il sostegno di Israele all’Armenia non è stato sempre coerente. Durante le guerre degli anni scorsi tra l’Armenia e l’Azerbaigian il ministero della Difesa ha fornito armi a Baku, considerando il Paese tra i suoi partner più importanti. Secondo la Cnn, l’Azerbaigian ha ospitato unità militari speciali israeliane durante guerra con l’Iran. Ora si apre un nuovo capitolo. Il governo israeliano ha scelto di prendere una posizione forte contro Ankara, in modo che arrivi anche alle orecchie di Trump.
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