Niente ergastolo, come chiedeva la pm Sara Polino, ma una condanna a 18 anni in corte d’assise a Lucca per omicidio volontario per Cinzia Dal Pino, 66 anni, l’imprenditrice che la sera dell’8 settembre 2024 a Viareggio travolse e uccise col Suv il ladro che gli aveva rubato la borsa, Noureddine Mezgui, detto Said, marocchino di 52 anni, un senza fissa dimora con tanti alias.
Lo trovò guidando per le strade della Darsena mentre lui stava camminando sul marciapiede, lo puntò con l’auto e lo investì più di una volta. Poi lei scese dal veicolo, si riprese la borsa e se ne andò. Telecamere filmarono la scena e fu individuata. Il giorno dopo venne arrestata mentre pregava nella chiesa di Santa Rita.
L’imputata ha ascoltato la sentenza in aula, non ha detto nulla, poi è stata riaccompagnata a casa dalla polizia penitenziaria dove deve stare in detenzione domiciliare. E’ un processo di primo grado: solo a sentenza definitiva, se verrà confermata la condanna, andrà in carcere.
La difesa annuncia ricorso in appello. “Mi aspettavo una soluzione diversa sia sul piano della qualificazione giuridica, sia sul piano dell’entità della pena”, ha detto dopo la sentenza l’avvocato Enrico Marzaduri, che nel processo aveva anche argomentato per un reato di eccesso colposo di legittima difesa. Ora “aspettiamo le motivazioni”, tra 90 giorni.
L’accusa di omicidio volontario alla Dal Pino portava con sé le aggravanti di crudeltà, minorata difesa della vittima – travolta a terra anche dopo il primo investimento -, i futili motivi e il ricorso a mezzo insidioso (il Suv). Tutte insieme fanno scattare l’ergastolo. “Voleva punirlo – aveva detto nella requisitoria la pm Polino – come per farsi una forma di giustizia privata”. Ma la sentenza – giudici togati e popolari – ha riconosciuto prevalenti le attenuanti generiche sulle aggravanti rimaste e il conteggio di pena è sceso. “E’ la decisione che aspettavamo, cioè dura, severa, 18 anni comunque sono tanti”, ha commentato uno dei legali di parte civile, avvocato Enrico Carboni, che assiste la famiglia della vittima, in Marocco.
“Ci soddisfa il riconoscimento della tesi accusatoria, e quindi della componente dell’omicidio volontario, della volontarietà”, quanto al mancato ergastolo “le esclusioni di alcune aggravanti e il riconoscimento delle attenuanti generiche determinano la riduzione a 18 anni”. “Il pm ha fatto un lavoro serio, certosino, la polizia giudiziaria ha ricostruito attentamente i fatti, la perizia è fatta con cura e attenzione – aggiunge l’altro avvocato di parte civile, Gian Marco Romanini – Siamo rasserenati da questa sentenza perché verranno scritte motivazioni serie e rigorose”. Tre giorni fa la Dal Pino è stata ammessa al programma di giustizia riparativa, pertanto la questione dei risarcimenti è interamente rimessa al tribunale civile, la sentenza la condanna solo al pagamento delle spese.
L’avvocato Carboni ha ricordato che la famiglia di Mezgui, in Marocco, “ha già percepito prime somme, degli acconti, a titolo risarcitorio benché non bastevoli”. Cinzia Dal Pino l’8 settembre 2024 era uscita da un ristorante e quando si stava dirigendo al parcheggio venne derubata ma come ha detto la pm Polino l’imprenditrice non tentò di fermare l’uomo per recuperare la borsa, ma lo aggredì sopraffacendolo. Manovrò il Suv contro di lui quattro volte, già il primo impatto fu mortale, nell’ultimo, a meno di 5 km/h spostò col veicolo il corpo del ladro e si riprese la borsa.
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