Intesa in maggioranza sul voto ai fuori sede, restano i nodi sulle preferenze

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    Colpo a sorpresa della maggioranza sulla legge elettorale. A dispetto dei pronostici ma rispettando un impegno preso da subito in commissione, il centrodestra trova la quadra su un tema rilevante e popolare come quello del voto dei fuori sede. E così, mentre resta la divaricazione delle posizioni sulle preferenze, arriva l’emendamento siglato da tutta la maggioranza che consentirà a un numero rilevante (c’è chi si spinge a quotare qualche milione) di elettori, una volta approvata la riforma, di votare dove sono domiciliati anche se, per motivi di studio, lavoro o salute, si tratta di un luogo diverso rispetto a quello in cui risultano residenti e dunque iscritti nelle liste elettorali.

    “La maggioranza mantiene l’impegno”, festaggia il relatore di FdI della riforma Angelo Rossi. E di “vittoria storica” parla Fabio Roscani presidente di Gioventù Nazionale che in una nota congiunta con i colleghi Luca Toccalini (Lega), Simone Leoni (Forza Italia) e Maria Chiara Fazio (Noi Moderati) invita anche il centrosinistra a sostenerla. Dalle opposizioni a farsi sentire, sul tema, è +Europa con Riccardo Magi che si dice pronto a sostenere il testo “se fanno sul serio”. Resta, però – aggiunge – il giudizio negativo sull’impianto complessivo della riforma che viene espresso anche da Avs. “Se non vogliono fare una norma di propaganda allora si confrontino con le nostre proposte”, l’invito di Filiberto Zaratti che mette in guardia sulla “dubbia efficacia” delle misure. “Bene ma poteva essere fatto prima”, evidenzia da Az Giulia Pastorella. “Bene, è una nostra battaglia, aspettiamo i testi”, sottolinea da Iv Marianna Madia. Tacciono gli altri dell’opposizione anche in attesa di vedere le carte. A festeggiare è anche Forza Italia. “È un nuovo capitolo di un impegno storico per riavvicinare le persone alla politica”, commentano i deputati Stefano Benigni e Paolo Emilio Russo. Nel frattempo, però, sul fronte del centrodestra non sembrano arrivare schiarite sul tema preferenze. Dopo la semi apertura di di Matteo Salvini è il vicapogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari a sottolineare che “incaponirsi sulle preferenze non ci sembra che abbia molto senso”.

    Si continua a tentare, comunque, la mediazione che il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, si dice certo “si possa trovare”. C’è tempo fino alla dead line del termine degli emendamenti per l’Aula di lunedì alle 14. Da qui ad allora saranno sempre attive le interlocuzioni tra gli sherpa ed è probabile che tornino a vedersi nel weekend. E non è escluso anche che i leader si sentano nuovamente. Al momento le posizioni vengono, però, descritte come cristallizzate. Con Fratelli determinato a presentare l’emendamento e Lega ed FI sempre sul no. A questo punto è anche possibile, come ha chiesto anche qualche deputato di FdI, che si vada al voto per scrutinio palese che farebbe emergere le divisioni esistenti anche nell’altro campo e certificherebbe che FdI, pur vedendosi quasi certamente bocciata la proposta, l’ha portata fino in fondo. Le opposizioni restano sempre sulle barricate e si preparano a dare battaglia. E, anche ai fini delle presenze in Aula, sembra destinato a slittare l’evento del campo largo previsto per il 15 a Padova. Il 14 notte, intanto, +Europa sta organizzando una ‘Veglia per la democrazia’ davanti alla Camera contro la riforma.

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