Informativa ai pm, al vaglio carte sequestrate ad anarchici

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    Documenti sequestrati negli ambienti anarchici e dispositivi trovati nell’abitazione in cui Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone si appoggiavano nella Capitale finiscono sotto la lente della Digos. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la filiera che ha fornito l’esplosivo ai due anarchici morti nel crollo del casale abbandonato nel parco degli Acquedotti a Roma. Si sta cercando, inoltre, di chiarire se stessero organizzando un’azione da soli o assieme ad altri.

    Una prima informativa è stata inviata in Procura che ha aperto un fascicolo d’indagine coordinato dal pool antiterrorismo. Al vaglio in queste ore il materiale sequestrato durante le cinque perquisizioni effettuate l’altra notte a Roma. Non sarebbero carte riconducibili al piano che, secondo gli inquirenti, Mercogliano e Ardizzone intendevano mettere in atto ma potrebbero fornire elementi su precedenti sabotaggi o su eventuali nuove azioni. Ancora da chiarire perché i due avessero scelto quel casale e quando intendevano ‘colpire’.

    La pista più accreditata è che l’obiettivo fosse in zona e che con molta probabilità volessero entrare in azione a breve, magari anche quella notte. La bomba sarebbe stata realizzata, infatti, con fertilizzante e per questo considerata poco ‘stabile’ per il trasporto. Tra i possibili punti ‘d’interesse anarchico’ nel quadrante sud est della Capitale si trovano uno snodo ferroviario dell’alta velocità, ma anche il polo Tuscolano della polizia e una caserma dei carabinieri.

    Il tema principale sembrerebbe riconducibile a un rilancio della campagna per Alfredo Cospito, in vista della scadenza a maggio del decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in 41bis. “Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo” hanno rivendicato ieri in un documento diffuso su blog alcuni circoli anarchici.

    Intanto oggi una troupe della Tgr Lazio è stata aggredita al Quadraro mentre, nell’ambito di un servizio sulla galassia anarchica, riprendeva alcuni stabili occupati. La Rai, in una nota, ha espresso “la più ferma condanna per la grave aggressione” che ha “causato il danneggiamento delle attrezzature e il ferimento di un operatore, a cui sono state prestate le cure in ospedale. A lui va la nostra piena solidarietà – viene sottolineato – e l’augurio di una pronta guarigione”. Per Viale Mazzini ”si tratta di un fatto inaccettabile che colpisce non solo i professionisti coinvolti, ma anche il diritto dei cittadini a essere informati. Ogni forma di violenza nei confronti di giornalisti e operatori dell’informazione rappresenta un attacco alla libertà di stampa e ai principi democratici”. Mentre l’esecutivo Usigrai, il coordinamento Cdr Tgr e il Cdr Tgr Lazio parlano di “vile aggressione”. Solidarietà anche dai parlamentari Pd della Commissione di vigilanza sulla Rai: “Occorre condannare all’unanimità simili atti di violenza e vandalismo perché non appartengono alla nostra democrazia”.

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