E’ il peggior incendio boschivo registrato in Andalusia e uno dei più gravi della storia recente di Spagna. Un’intera vallata trasformata in una trappola di fuoco, automobili carbonizzate, persone morte nel tentativo di sfuggire alle fiamme, centinaia di soccorritori e agenti delle unità speciali della guardia civil che battono casolare dopo casolare alla ricerca di superstiti fra gole e pinete annerite. Il bilancio provvisorio è di 12 vittime, otto feriti – quattro gravissimi – oltre 23 dispersi e circa 1.400 evacuati nell’area di Los Gallardos e Bedar, nella provincia di Almeria.
La maggior parte delle vittime è straniera. Quattro sarebbero cittadini britannici, trovati senza vita all’interno di un’auto con guida a destra, morti mentre cercavano di fuggire da Bedar. Gli altri sette, tra cui almeno uno spagnolo e un belga, facevano parte di un gruppo che, dopo aver abbandonato i veicoli hanno cercato a piedi vie di scampo e del quale solo due sono sopravvissuti. Al momento non si hanno notizie del coinvolgimento di italiani mentre la Farnesina continua a seguire gli sviluppi. “Si sono trovati in una trappola di fuoco”, ha spiegato l’assessore andaluso alle Emergenze, Antonio Sanz. “Hanno imboccato un percorso che non era quello di evacuazione. Le conseguenze sono state terribili”. Le fiamme hanno già divorato oltre 3.200 ettari di pinete e macchia mediterranea. Secondo quanto indicato dal governatore della Giunta andalusa, Juanma Moreno, il rogo è partito dalla caduta di un cavo elettrico lungo la statale N.340A. Il vento, con raffiche superiori ai 50 km orari e la vegetazione resa arida dalle settimane di caldo estremo hanno trasformato un principio di incendio in “un fronte di fuoco lungo 15 chilometri in meno di due ore”, ha spiegato Moreno. Red Electrica ed Endesa hanno però escluso responsabilità dirette: la linea da cui si sarebbe staccato il cavo, sostengono, apparteneva a un impianto privato abbandonato. “E’ una tragedia enorme. Siamo devastati dal dolore”, ha detto il governatore dell’Andalusia, confermando che molte vittime dovranno essere identificate con il Dna, ma ha evitato “speculazioni” sul fatto che fra loro ci sarebbero tre bambini. Sarebbero almeno tre le famiglie di cui è stata denunciata la scomparsa nel posto di comando avanzato allestito dalla Guardia Civil nella località di Garrucha.
Moreno ha difeso la scelta di non attivare il sistema di Es-Alert sui cellulari: “Avrebbe creato confusione, perché in alcune aree era necessario evacuare e in altre restare confinati in casa”. Secondo il governatore, sindaci e volontari “hanno avvisato i residenti porta a porta”, mentre alcuni avrebbero scelto di non lasciare le abitazioni. Il sindaco di Bedar, Angel Collado Fernandez, racconta di aver fatto suonare perfino le campane della chiesa oltre che bussare casa per casa. Ma molti escursionisti sono stati sorpresi dalla rapidità delle fiamme. Sul terreno operano circa 450 uomini, compresi 220 militari dell’Unità di emergenze dell’esercito (Ume), con almeno trenta mezzi aerei e autobotti. Ma la difficile orografia del territorio rende complesse le operazioni di contenimento, soprattutto l’accesso ai mezzi pesanti per circoscrivere il perimetro delle fiamme, in serata ancora fuori controllo. Il premier Pedro Sanchez ha assicurato che “tutti i mezzi umani e materiali dello Stato sono dispiegati” e ha invitato la popolazione a seguire rigorosamente le indicazioni delle autorità. Anche re Felipe VI e la regina si sono detti “profondamente costernati”. Ma mentre si cercano ancora i dispersi, si riapre il dibattito sulle responsabilità politiche. “Ogni anno facciamo la conta dei morti e dimentichiamo la prevenzione”, denuncia la guardia forestale Ramon Garcia. “Siamo in un permanente Giorno della Marmotta.
Si continua a intervenire sugli incendi solo quando esplodono”, ha detto a Tve, in riferimento ai tremendi roghi dell’agosto scorso a Zamora e in Castiglia e Leon, dove sono arsi oltre 144.000 ettari. Garcia punta l’indice sul mancato accordo sul Patto di Stato proposto dal governo di Pedro Sanchez nel settembre scorso: un piano in 10 punti per preparare il Paese all’emergenza climatica, che negli ultimi cinque anni ha provocato in Spagna oltre 20mila morti e 32 miliardi di euro di danni. Ma al quale si oppongono – nelle regioni in cui governano assieme – il conservatore Partido Popular e la forza di estrema destra Vox, che nega il cambiamento climatico. “Gli incendi non sono di destra o di sinistra”, commenta la guardia forestale. “Senza una strategia comune continueremo a inseguire le emergenze”. E a contare le vittime.
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