Sono rimasti intrappolati nella parte più profonda della grotta in cui giovedì si sono immersi senza ritornare a galla. I corpi della professoressa Monica Montefalcone, di sua figlia Giorgia Sommacal, del neo laureato Federico Gualtieri e della ricercatrice Muriel Oddenino, quattro degli italiani morti alle Maldive durante un’escursione, sono stati individuati da un team di esperti subacquei stamattina nel terzo segmento della grotta di Dhekunu Kandu che raggiunge una profondità di oltre sessanta metri.
Per raggiungerli e riportarli in superficie, però, bisognerà attendere ancora almeno fino a domani mentre potrebbe rientrare nelle prossime ore in Italia la salma della quinta vittima Gianluca Benedetti, capobarca e istruttore di sub.
Il governo delle Maldive prevede di riportare a galla i corpi dei quattro connazionali nel giro di un paio di giorni: due martedì e gli altri mercoledì. Le incognite dell’ambiente complesso e insidioso della grotta potrebbero però anche richiedere più tempo. La durata indicativa di ciascun intervento è di circa tre ore, ma le tempistiche effettive dipenderanno dalle condizioni riscontrate in grotta.
Al team di tre subacquei finlandesi di Dan Europe – che stamattina si sono immersi nelle acque di Alimathà nell’atollo di Vaavu – si sono uniti anche sub maldiviani che conoscono il contesto locale e supportano il dispositivo di recupero. La squadra ha usato sistemi tecnici avanzati, tra cui potenti scooter subacquei e rebreather, un sofisticato ‘autorespiratore’ che ricicla il gas espirato, rimuovendo l’anidride carbonica tramite un filtro e reintegrando l’ossigeno consumato.
La grotta con ingresso tra 55 e 60 metri presenta passaggi stretti, cunicoli e un forte rischio di sollevamento del sedimento che può azzerare la visibilità imponendo l’interruzione immediata della missione. Per questo dal team fanno sapere che l’approccio usato è di “estrema prudenza”, alla luce della “necessità di preservare la sicurezza dei soccorritori in ogni fase del recupero”.
L’immersione di oggi è durata circa 3 ore e la squadra ha esplorato le cavità sommerse, valutato le condizioni ambientali e operative, localizzato le vittime e raccolto le informazioni necessarie per pianificare le prossime fasi. Una missione che “rimane tecnicamente impegnativa, emotivamente intensa e operativamente complessa” spiega Dan Europe, l’organizzazione medica e scientifica internazionale no-profit. In superficie è stata attivata anche una barca-ambulanza con la presenza di un medico iperbarico.
I prossimi giorni saranno dedicati alle delicate procedure di recupero. Nel frattempo continuano le indagini per accertare le cause della tragedia e stabilire le responsabilità. Sotto la lente, oltre alle attrezzature, finiscono le autorizzazioni. In un’intervista al Corriere della Sera Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, sostiene che nella lista del team di ricerca non comparirebbero i nomi del capobarca Gianluca Benedetti e di Giorgia Sommacal, figlia della professoressa Montefalcone.
Una circostanza su cui il tour operator verbanese Albatros Top Boat sottolinea – attraverso la sua legale Orietta Stella – che “il permesso di cui si parla non è per le immersioni, ma per l’attività scientifica”. “Viene da sé – sostiene l’avvocata – che ad averlo dovessero essere i ricercatori e non le guide. Così come è scontato che i ricercatori non si immergessero senza guide”.
Ad intervenire anche l’università di Genova che ribadisce: “L’attività di immersione subacquea, nel corso della quale si è verificato l’incidente, non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale”. “Per quanto riguarda le autorizzazioni alle immersioni, espressamente vietate dall’Ateneo – aggiunge l’università -, si precisa che le richieste presentate alle autorità maldiviane sono state evidentemente formulate al di fuori del perimetro della missione autorizzata dall’Ateneo”.
Dal canto suo Carlo Sommacal, papà di Giorgia e marito di Monica Montefalcone, dice di non credere “assolutamente” che non ci fossero le autorizzazioni anche “per mia figlia. Non credo a tutto questo”, tanto “poi domani diranno c’erano le autorizzazioni per due e non per tre”. Poi sottolinea: “Mia moglie amava mia figlia e mio figlio. Se c’era una immersione rischiosa non ti ci portava. Era una persona preparatissima ed espertissima oltre che coscienziosa e tutti sapevano che andavano lì e per cosa andavano. Stanno scaricando la responsabilità. Ora mi interessa solo riportare mia moglie e mia figlia a casa”.
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