Si stima che in Italia vi siano circa 6mila persone affette da Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), con 2-3 nuove diagnosi ogni 100mila abitanti, che interessano solitamente persone di età compresa tra i 40 e i 70 anni. Con il fine di comprendere meglio i meccanismi che sottendono questa malattia neurodegenerativa progressiva e di sviluppare terapie efficaci, AriSla, Fondazione italiana di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica dal 2008 sostiene la ricerca italiana di qualità.
Oggi la ricerca ha anche l’obiettivo di migliorare la qualità di vita delle persone con Sla attraverso metodi che permettono diagnosi più precise e precoci e dispositivi e farmaci che possano migliorare anche le complicanze della malattia. L’importanza della ricerca viene ribadita in occasione della Giornata mondiale della Sla (21 giugno).
“Questa Giornata è l’occasione per ringraziare i ricercatori che con impegno studiano la Sla – sottolinea la presidente di AriSla, Lucia Monaco -. La nostra fondazione continua a sostenere il loro lavoro, mosso non solo dalla passione per il sapere scientifico, ma anche da un senso di responsabilità verso tutte le persone con Sla e le loro famiglie”.
Grazie al supporto dei suoi soci fondatori (Aisla Aps, fondazione Cariplo, fondazione Telethon Ets e fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e lo sport Onlus) AriSLA ad oggi ha pubblicato 18 bandi per finanziare nuovi progetti, ha investito oltre 17.8 milioni di euro in ricerca, sostenendo 150 ricercatori italiani e finanziando 121 progetti, che hanno generato 430 pubblicazioni scientifiche.
“Quest’anno siamo felici di annunciare che il 19 e 20 novembre si terrà il Convegno AriSla 2026 a Milano – aggiunge Monaco -. Il convegno riunirà ricercatori della ricerca clinica e di base.
Particolare attenzione sarà data alle attività indirizzate dal nostro piano strategico, che ha permesso di selezionare studi maggiormente focalizzati sulla malattia come quelli sui biomarcatori di diagnosi, progressione e monitoraggio della risposta alle terapie, e sugli avanzamenti della ricerca verso nuovi approcci terapeutici”.
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