I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito il fermo di 22 persone (a 7 il provvedimento è stato notificato in carcere) protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi in città. L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. Sarebbero autori e mandati degli attentati e delle intimidazioni che, dal novembre 2025 a pochi giorni fa, ha colpito la zona del mandamento mafioso di Tommaso Natale -San Lorenzo. A 9 indagati si contestano i reati di estorsione, tentata estorsione, detenzione illegali di armi da guerra con l’aggravante mafiosa. L’inchiesta dell’Arma è la seconda puntata di una indagine che a giugno aveva portato al fermo di 8 giovani accusati di aver agito per conto del racket delle estorsioni, seminando la paura in città.
Ci sarebbe un trafficante di droga detenuto a Trani, Salvatore Verga, 36 anni, tra i mandanti dei raid che da ottobre scorso terrorizzano Palermo. Gli investigatori hanno trovato nel cellulare di uno dei “picciotti” indagati per le intimidazioni subite da commercianti e imprenditori un messaggio del detenuto che, dietro le sbarre, poteva tranquillamente dare ordini con uno smartphone. L’uomo che aveva incaricato di compiere gli attentati aveva salvato il suo numero in rubrica con l’emoticon di due bombe. Lo hanno scoperto gli investigatori che hanno ricostruito il ruolo del detenuto Salvatore Verga nella catena di attentati che ha terrorizzato per mesi i commercianti di Palermo. Verga comunicava dal carcere con i suoi scagnozzi con un cellulare entrato in cella illegalmente. Uno dei suoi uomini, Salvatore Piazza, prendeva direttive dal trafficante tramite messaggi inviati appunto col cellulare. Analizzando questi gli inquirenti sono arrivati a scoprire che dietro al numero memorizzato da Piazza con l’emoticon delle bombe c’era un apparecchio in uso al detenuto. Il 25 maggio 2026, hanno accertato i carabinieri, Verga aveva ordinato a Piazza di colpire la sede della “Sicily By Car” autorizzandolo a ad avvalersi della collaborazione di complici. “Dm prenditi questo impegno fra”, scriveva Verga. “Prenditi ki vuoi. L ‘importante ke bruciaaa tuttooo”, aggiungeva nel messaggio whatsapp.
Solo due delle tante vittime delle intimidazioni del racket delle estorsioni, che terrorizza i commercianti palermitani da mesi, hanno denunciato di aver subito richieste di pizzo. Uno dei due, un imprenditore, sentito a sommarie informazioni a fine giugno ha confermato i sospetti degli investigatori raccontando di aver ricevuto una richiesta iniziale di 5.000 euro, successivamente ridotta a 3.000 euro, somma che aveva dato in due rate. La vittima ha descritto gli estortori e ha consegnato le immagini dei due mentre gli chiedevano il pizzo. Questo ha rafforzato le prove a carico di Andrea Perugia e Massimiliano Clemente, tra i fermati di oggi. Sarebbero andati nell’esercizio commerciale dell’imprenditore dicendogli di “mettersi a posto” e minacciandolo che se non l’avesse fatto avrebbe subito la sorte di altre vittime. “Sai cosa sta succedendo agli altri”, gli avrebbero detto. Uno dei due esattori, Perugia, era suo cliente abituale.
“Tra le vittime di estorsione c’è anche chi, seppur ancora troppo pochi, ha deciso di reagire: dopo aver subito richieste estorsive, ha scelto di raccontare quanto subito agli organi investigativi e all’autorità giudiziaria, chiedendo anche il supporto di Addiopizzo. Sono storie che, pur rappresentando ancora una minoranza, confermano ancora una volta quanto il contributo di commercianti e imprenditori sia fondamentale perché magistratura e forze di polizia possano operare con maggiore efficacia”. Lo dice l’associazione Addiopizzo dopo il blitz antimafia a Palermo. “Adesso tocca a tutti gli imprenditori e ai commercianti del mandamento San Lorenzo che hanno subito richieste estorsive denunciare e unirsi a quanti, nel frattempo, sono riusciti a liberarsi dai condizionamenti mafiosi – aggiunge – Solo attraverso la collaborazione, infatti, è possibile liberarsi definitivamente dalle estorsioni. Oggi questa scelta è più importante che mai, per non lasciare soli e isolati coloro che hanno trovato la forza e il coraggio di opporsi al racket.
“Oggi a Palermo, anche per presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Lo afferma sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attesa nel pomeriggio nel capoluogo siciliano, al Museo del presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, per la cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Falcone e la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio del 1992. “A pochi giorni dal 34° anniversario della strage di via D’Amelio – aggiunge -, il messaggio dello Stato è uno solo: contro la criminalità organizzata nessun passo indietro. Grazie alla magistratura e alle Forze dell’ordine per aver fermato la banda dei Kalashnikov. La legalità è la strada”.
Dopo quest’ultimo intervento di magistrati e investigatori, il momento è quanto mai favorevole per scrollarsi definitivamente di dosso il peso delle estorsioni, se – e solo se – imprenditori ed esercenti matureranno la consapevolezza che la liberazione può essere davvero a portata di mano”. “Vogliamo però ribadire con altrettanta chiarezza che, se si vuole imprimere una svolta decisiva non solo per contrastare ma anche per superare fenomeni criminali ed estorsivi, è necessario che la politica investa seriamente nel risanamento delle profonde sacche di povertà e degrado che continuano ad affliggere la città. È proprio da questi contesti che continuano ad alimentarsi illegalità diffusa e criminalità organizzata, mentre diritti fondamentali come il lavoro, la casa, l’istruzione e la salute restano un miraggio per molti, troppi cittadini. Non è più possibile affidarsi principalmente al lavoro di magistrati e forze dell’ordine” conclude.
Gli altri provvedimenti riguardano 6 persone accusate di far parte di una organizzazione che traffica cocaina, hashish e marijuana nei quartieri di San Lorenzo, dello Zen 2 e che avrebbe disponibilità di un arsenale di armi. Coinvolti anche 7 indagati già detenuti: a loro il fermo è stato notificato in carcere. L’inchiesta è la prosecuzione di quella che a giugno ha portato la Dda a emettere altri 8 provvedimenti di fermo per estorsione, danneggiamenti e tentato omicidio.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








