La guerra in Medio Oriente sta causando la “più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”, costringendo i produttori di petrolio del Golfo a tagliare la produzione. Lo indica l’Agenzia internazionale per l’energia. Nel suo ultimo report mensile, l’Aie riferisce che la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati, un volume pari a quasi il 10% della domanda mondiale. Intanto l’Italia annuncia che rilascerà quasi 10 milioni di barili.
La decisione dell’Agenzia internazionale per l’energia di svincolare le riserve globali di petrolio per fronteggiare gli effetti della guerra in Iran ha avuto un “forte impatto” sui mercati energetici. Lo ha detto il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol, in conferenza stampa a Istanbul, all’indomani della raccomandazione dell’agenzia di un rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche globali per attenuare uno degli shock petroliferi più gravi dagli anni ’70, il più grande intervento di questo tipo nella storia. I mercati energetici globali si trovano ora in un “punto di svolta critico”, ha aggiunto Birol.
Il petrolio supera i 100 dollari al barile
Dopo aver nuovamente superato in nottata i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte per scongiurare una carenza globale, in mattinata il prezzo del petrolio ha rallentato la sua corsa.
Ma nel pomeriggio rivede i 100 dollari: il brent sale di oltre il 9% a 100,34 dollari al barile, mentre il wti a New York allunga a 95,5 dollari (+9,47%). Il prezzo del gas resta su quota 51 euro al megawattora con un rialzo del 2,2%.
L’Italia rilascerà quasi 10 milioni di barili di petrolio
L’Italia rilascerà 9 milioni e 966 mila barili delle sue riserve petrolifere, corrispondenti a circa il 2,5% del totale dei barili messi a disposizione complessivamente dai Paesi Iea per fronteggiare l’emergenza petrolifera. In termini di prodotti effettivamente rilasciati, si tratta di circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep). Lo dichiara il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase). Ad oggi, le scorte petrolifere di sicurezza dell’Italia ammontano a 11.903.843 tep, pari a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa Ue.
Le scorte sono detenute dalle industrie petrolifere per l’equivalente di 67 giorni di importazioni nette, e dall’Organismo centrale di stoccaggio italiano (Ocsit) per l’equivalente di 23 giorni. Il rilascio programmato nelle prossime settimane rappresenta circa il 13,5% del totale delle scorte di sicurezza del Paese. La situazione delle scorte in Italia secondo il Mase resta soddisfacente anche dopo questo consistente rilascio concordato a livello internazionale con l’Iea, garantendo il rispetto degli obblighi europei e adeguati livelli di sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali.
Borsa: Milano chiude a -0,71%, in rosso tutta l’Europa
La Borsa di Milano chiude ancora in rosso così come il resto dei listini europei scontando gli effetti delle guerra in Iran. Il Ftse Mib lascia sul terreno lo 0,71% a 44.456 punti. A pesare più di tutti sono i bancari con Mps che perde il 4,33%, Mediobanca il 3,88%, Unicredit il 3,74%. Sul versante opposto sale Leonardo (+5,69%) in scia ai conti. Tra i migliori anche Eni (+2,26%) sulla corsa del petrolio. In positivo poi Tim (+1,99%) e Generali (+1,48%), quest’ultima con i conti e la conferma dei target del piano.
Anche le altre Borse europee chiudono in negativo mentre la lente è sempre di più sullo stretto di Hormuz con l’Iran che intende tenerlo chiuso. Francoforte cede lo 0,21% con il Dax a 23.589 punti. Parigi perde lo 0,71% con il Cac 40 a 7.984 punti. Londra lascia lo 0,47% con il Ftse 100 a 10.305 punti.
Lo stretto di Hormuz a rischio di una chiusura prolungata
Mojtaba Khamenei, nel suo primo discorso alla nazione dopo essere stato eletto Guida Suprema dell’Iran, ha lanciato un appello a tenere chiuso lo Stretto di Hormuz.
Inoltre, l’intensificarsi degli attacchi iraniani e la decisione del governo statunitense di sospendere le scorte militari alle petroliere che attraversano lo Stretto stanno sollevando la prospettiva di una chiusura prolungata che soffocherebbe le esportazioni attraverso la più importante rotta di trasporto energetico del mondo. Lo riporta il Wall Street Journal.
L’Aie: ‘Dalla guerra in Medio Oriente ‘turbativa storica’ sulle forniture di petrolio’
”Una turbativa storica”: il blocco nello stretto di Hormuz costringe i Paesi del Golfo a ridurre drasticamente la loro produzione petrolifera, gravando sul 7,5% dell’offerta mondiale: è quanto riferisce l’Agenzia internazionale dell’Energia (Aie), secondo cui la produzione mondiale di petrolio nel mese di marzo dovrebbe calare di 8 milioni di barili quotidiani per stabilirsi a 98,8 mb/g, ”il livello più basso dal primo trimestre 2022″. Questo rappresenta un calo mensile del 7,5% rispetto alla valutazione sulla produzione mondiale di febbraio (106,9 mb/g).
La crisi nello stretto di Hormuz occupa un’ampia parte della pubblicazione mensile dell’agenzia internazionale con sede a Parigi, che viste le circostanze intitola uno dei suoi capitoli ‘Dire Straits’, dal nome della celebre rockband anni Ottanta, che può tradursi dall’inglese come ”con l’acqua alla gola/in grande difficoltà”. Secondo l’Aie, ”la guerra in Medio Oriente causa la più importante perturbazione in tutta la storia del mercato petrolifero mondiale”. L’agenzia legata all’Ocse non spiega tuttavia perché la situazione sarebbe addirittura peggiore della crisi petrolifera mondiale del 1973.
Anche zolfo e acido solforico a rischio per il blocco di Hormuz
Il blocco dello Stretto di Hormuz sta causando non solo l’interruzione del transito del greggio ma anche delle forniture di zolfo e acido solforico, essenziali per i fertilizzanti, i semiconduttori, la raffinazione del nichel e la fusione del rame (uno dei metalli più utilizzati al mondo). Lo ricorda la Bbc sottolineando che circa la metà dello zolfo globale trasportato via nave attraversa lo Stretto di Hormuz. La regione del Golfo è uno dei maggiori produttori mondiali perché lo zolfo è un sottoprodotto di un particolare tipo di petrolio, noto come petrolio greggio acido. La scorsa settimana – sottolinea il media – i prezzi in Cina, che assorbe gran parte della fornitura mondiale di zolfo, sono aumentati del 15%, secondo gli analisti delle materie prime Argus.
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